Caro carburante,
gli effetti sui piani
per l’inverno

Con il protrarsi del conflitto il caro carburante farà inevitabilmente sentire i suoi effetti anche sui programmi dei vettori per la winter.

E mentre il ceo di Ryanair, Michael O’Leary ha ammesso che le tariffe potrebbero aumentare del 20% il prossimo anno, dagli Usa le compagnie aeree stanno rivedendo al ribasso le stime per il 2027 e, in Europa, alcune low cost stanno affrontando difficoltà finanziarie, da Air Baltic a Wizz Air, che per ridurre i costi sta offrendo incentivi all’uscita per i piloti della sua base di Luton, alle porte di Londra.

Intanto, come riporta Il Sole 24 Ore, gli orari invernali intraeuropei risultano ridotti di circa il 2% nel quarto trimestre 2026 e del 3% nel primo trimestre 2027 rispetto agli analoghi periodi dell’anno precedente. Sulle rotte di lungo raggio i tagli sono più contenuti, intorno all’1% in entrambi i periodi, con una parte significativa delle riduzioni concentrata sui collegamenti con Medio Oriente e Africa. Una scelta che riflette la diversa redditività dei mercati: le rotte a lungo raggio possono beneficiare maggiormente della domanda premium e di ricavi unitari più elevati, mentre i collegamenti a corto e medio raggio sono più esposti alla pressione sui prezzi e alla componente variabile dei costi.

“Il conflitto - spiega Kevin Guillou, analista del Corporates Rating Team di Scope Ratings - si sta protraendo molto più a lungo di quanto inizialmente previsto e i prezzi globali del carburante per aerei si mantengono su livelli storicamente elevati. Considerando che la spesa per il carburante rappresenta solitamente dal 25% a un terzo dei costi operativi di una compagnia aerea, ciò sta comprimendo i guadagni, tanto più che l’effetto di mitigazione derivante dalle strategie di copertura (hedging) sul prezzo del carburante, adottate prima della crisi, sta gradualmente svanendo”.

“Se i vettori più deboli saranno costretti a ridurre le flotte oppure a uscire dal mercato - spiega Alex Irving, analista di Bernestein - l’offerta complessiva potrebbe diventare più limitata del previsto, modificando gli equilibri competitivi e sostenendo le tariffe nei mercati in cui la domanda resta robusta”.

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