Il commento del direttore
Remo Vangelista
Non c’è ancora nulla di concreto. Offerte a ripetizione finora rimandate tutte al mittente, ma con una percentuale di rialzo che lascia intendere che l’ultima scadenza fissata, quella del 5 luglio, possa essere quella buona per fare cedere gli azionisti della compagnia e aprire così un nuovo corso il cui futuro al momento resta particolarmente incerto. L’assalto del fondo americano Castlelake a easyJet sta aprendo un ampio dibattito in Europa sulle conseguenze che una simile operazione potrebbe avere sul mercato.
I dubbi
Il nodo da sciogliere, qualora l’offerta di acquisizione dovesse essere accettata e il vettore dovesse cambiare casacca, è sulle intenzioni degli americani nei confronti di easyJet. Non è un mistero che il primo obiettivo dei fondi quella di guadagnare il più possibile dall’investimento, quelle che nel mondo calcistico sono chiamate le plusvalenze derivanti da acquisti a rischio ma che nel medio-lungo periodo possono portare guadagni importanti. Magari anche smembrando la società rilevata per rivenderla come pezzi pregiati.
Un’ipotesi a cui ha guardato un servizio realizzato dal Corriere della Sera e che preoccupa il settore nel Vecchio Continente: le quote di mercato di easyJet sono talmente elevate che un eventuale buco nero creerebbe uno scompenso enorme, lasciando scoperte centinaia di rotte. Ipotesi quanto mai remote, ma da prendere in considerazione.
Alternative
Ci sono però anche elementi che vanno in direzione opposta a questo scenario quasi ‘apocalittico’, considerando che si parla di uno dei principali player dello scenario europeo. Intanto la questione delle quote: come noto investitori extra europei non possono superare il 49% del pacchetto, mentre Castlelake sarebbe pronta a un full optional. Questo potrebbe essere possibile solo con la presenza nell’investimento di un altro soggetto ‘autorizzato’. Iag? Air France Klm? Nomi circolati in queste ultime ore, ma sui quali al momento non ci sono conferme (né smentite, va detto). E poi una valutazione se vogliamo anche razionale: a che pro distruggere un brand così forte?
Domande senza risposte al momento, ma che rendono l’attesa per la chiusura o la rinuncia particolarmente intensa.