Il commento del direttore
Remo Vangelista
“Aspettiamo l’evolversi della situazione, perché le potenzialità che ha Cuba non ce l’ha nessuno nei Caraibi, però bisogna che le cose cambino”. Il co-ceo di Veratour, Daniele Pompili, non perde le speranze sull’Isla Grande, mentre la destinazione caraibica attraversa una delle crisi energetiche più dure della sua storia.
L’operatore ha provveduto da subito a bloccare la programmazione. “Abbiamo chiuso la destinazione in attesa che ci siano dei cambiamenti. Sappiamo tutti che al momento la situazione a Cuba è tragica tra luce elettrica, beni alimentari, benzina”, riferisce Pompili, senza nascondere un po’ di rammarico per una meta turistica su cui il t.o. ha investito sin dagli inizi della sua storia. “Noi abbiamo iniziato a Cuba nel 1992 - ricorda -. Siamo stati forse il primo o il secondo operatore ad aprire lì e ce l’abbiamo nel cuore. Abbiamo avuto per tanti anni due alberghi a Cayo Largo e Varadero, per noi uscire da Cuba è chiaramente un peccato”.
L’operatore ricalibra gli impegni
In attesa che la situazione si ristabilizzi e che l’economia turistica possa ripartire, l’operatore sta orientando gli impegni su altre aree dei Caraibi e sul Messico, lavorando su alcune novità di prodotto. “Stiamo finalizzando con una società per una struttura nuova in Messico - rivela il co-ceo di Veratour -, perché al momento abbiamo una struttura adult only, che funziona molto bene, ma c’è una domanda molto alta che arriva dalle famiglie, per cui stiamo valutando varie possibilità per inserire già dal prossimo inverno una struttura per famiglie. E poi magari valuteremo di accrescere gli impegni sulla Repubblica Dominicana, in cui i numeri sono molto buoni, il prodotto è molto bello e i riscontri sono positivi”.
Con gli investimenti in Repubblica Dominicana e in Messico l’operatore spera di compensare lo stallo su Cuba. E sul resto dell’area caribica il t.o. non vuole azzardare troppo. “Aprire su altre destinazioni nei Caraibi è difficile perché c’è da considerare anche il tema del volato, ma devo dire che nei Caraibi le strutture sono le stesse da tanti anni e funzionano bene”, puntualizza Daniele Pompili, che non teme la concorrenza degli altri operatori. “Dall’Italia c’è sicuramente margine di crescita, ma vediamo che con il nostro prodotto - che è fatto di strutture piccole da 85/150 massimo 200 camere, rispetto a quelle di competitor che hanno 400 camere - riusciamo a dare ai clienti un servizio buono, di qualità, con un’ottima cura del dettaglio”.