Pompili, Veratour: “La nostra
soluzione per non riversare
sui clienti i rincari del fuel”

Gestire le possibili spinte inflattive del carburante cercando di non riversare gli aumenti sui clienti per scongiurare il congelamento della domanda. È questa la sfida che in queste settimane sta impegnando gli operatori del turismo organizzato, mentre vettori e aeroporti iniziano a fare i conti con le conseguenze del conflitto in Iran e della chiusura dello Stretto di Hormuz. Uno scenario complesso, che riporta al centro il tema della gestione del rischio.

Tuttavia, l’esperienza della pandemia si è rivelata per diverse aziende del travel un banco di prova utile per strutturarsi e prepararsi a rispondere a questi shock. È il caso di Veratour, che nelle more dell’emergenza Covid ha introdotto una copertura ad hoc per tutelare i clienti dalle oscillazioni del fuel: “Abbiamo istituito un’assicurazione che prende il nome di ‘Oneri di gestione per valute e carburanti’, che ogni cliente paga e che va da un importo minimo di 30 euro a un importo massimo che varia sulla base del lungo raggio”, spiega il co-ceo dell’operatore, Stefano Pompili.

Una leva che oggi assume un valore ancora più strategico all’alba di una crisi energetica che, oltre a condizionare la capacità aerea, sta portando i costi del carburante alle stelle. “Mentre il petrolio è aumentato del 30/40%, purtroppo il Northwest Europe - il carburante che viene messo negli aeromobili - ha registrato un raddoppio del prezzo: dai 700 dollari alla tonnellata nel mese di febbraio abbiamo toccato punte di 1700 dollari. Questo impatto del petrolio in qualche modo si riverserà su di noi, in quanto si rischia che un biglietto aereo per il Mar Rosso da 400 euro ci possa costare 550 euro, in termini di produzione”.

Un impatto che l’operatore è pronto ad assorbire, pur di tutelare il consumatore. “Questo impatto sarà tutto a carico nostro, perché il cliente lo abbiamo assicurato all’inizio - rimarca Pompili -. Il cliente paga questa quota di gestione - che per esempio per il Mar Rosso si attesta sui 60 euro - ed è tranquillo. Se il dollaro dovesse impennarsi o il costo del petrolio dovesse aumentare, il cliente è assicurato. Saremo noi a dover gestire questo aumento, pagando il resto”.

Secondo il manager sulla gestione di queste oscillazioni si gioca una partita importante per l’industria dei viaggi. “Per il settore turistico, il petrolio forse è l’arma più forte che dobbiamo gestire”, precisa il co-ceo di Veratour, senza nascondere che “queste impennate di prezzo del Northwest Europe che usiamo per le nostre compagnie aeree stanno creandoci dei danni. Il mese di aprile - che rivelerà la media di marzo dei carburanti - sarà la cartina al tornasole e capiremo quanto ci costerà un biglietto aereo sul lungo raggio, sul medio raggio e sarà una bella scommessa, però il cliente non avrà alcun problema. Ciò - conclude - non avviene con le compagnie di linea”.

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