Usa, Cina e Oriente:le frontiere dell'incoming

Esistono nuovi mercati a cui la filiera dell’incoming dovrebbe guardare con più attenzione per beneficiare appieno della ripresa? Probabilmente sì, se accanto all’impennata del turismo statunitense, da cui è sempre dipesa una fetta determinante dei nostri flussi in entrata, oggi riconquistano terreno anche altri bacini ricchi di potenzialità come quello mediorientale, cinese o indiano.

Una rotta indicata chiaramene dall’amministratore delegato di Enit, Ivana Jelinic: “La pandemia e la crisi bellica ce lo hanno insegnato: non si può puntare solo su alcune destinazioni, bisogna lavorare a 360 gradi. Oggi ci sono mercati nuovi come quello indiano o emiratino che hanno delle potenzialità enormi in termini di crescita, utili per uscire dalla logica dei grandi numeri e intercettare quei flussi turistici di qualità che hanno una capacità di spesa adeguata a sostenere in maniera ancora più vigorosa la nostra economia”.

La necessità di diversificare
È del resto lo stesso amministratore delegato di Aeroporti di Roma, Marco Troncone, ad avvertire che nei prossimi anni il Leonardo da Vinci e di conseguenza tutta la Penisola saranno al centro di movimenti internazionali senza precedenti provenienti soprattutto da Est: “A Roma arriveranno flussi in ingresso da tutte le economie globali, sia quelle mature, che continuano a sorprenderci come nel caso degli americani, ma anche dalle economie emergenti come Cina e India, dove piccolissimi incrementi al consumo vogliono dire milioni di viaggiatori che si spostano in Europa”.

Che dipendere da un solo bacino di provenienza non sia mai un bene lo sostiene il presidente di Federalberghi Roma, Giuseppe Roscioli: “É chiaro che dobbiamo guardare a mercati alternativi. Quello americano è, ad esempio, un mercato che, quando va bene, cresce a dismisura, ma è anche molto labile: basta una piccola notizia e immediatamente smette di viaggiare in quel Paese, quindi non conviene mai puntare su una fascia di clientela soltanto, occorre diversificare”.

Verso Oriente
Un imperativo che oggi si scontra con il recupero ancora imperfetto di Paesi un tempo floridi: “Il Sud-est asiatico così come il Giappone fanno ancora fatica a ripartire con numeri importanti, mentre da circa un mese vediamo un timido ritorno dei turisti cinesi, su cui pesa, però, il problema del rilascio dei visti e una capacità aerea ancora molto al di sotto dell’offerta del 2019”.

Segue invece dinamiche diverse rispetto al pre-pandemia il Middle East con l’emergere, osserva Roscioli, di “una nuova fascia di turisti dagli Emirati che va nei tre e quattro e stelle e che oggi va ad aggiungersi alla fascia di viaggiatori molto ricchi che scelgono solo gli hotel di lusso”.

Sul recupero ancora in salita dei flussi dalla Cina si sofferma invece Dina Ravera, principale azionista di Destination Italia: “I tempi di attesa per il rilascio dei visti sono ancora molto lunghi: è questo il primo e onestamente anche l’unico problema alla ripresa di quello che per noi era il mercato incoming a più alto tasso di crescita fino al 2019, quando addirittura avevamo preventivato di aprire un nostro ufficio a Shanghai. Poi è arrivata la pandemia, che ha bloccato ogni progetto, e quel filo con la Cina non lo abbiamo ancora riannodato. Siamo ancora in attesa”.

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