La crisi di Alitalia
e le paure dell'incoming

di Cristina Peroglio
27/04/2017
08:35
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A lanciare il tema sul piatto è stato il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio: “Noi tuteliamo gli interessi del Paese, la connettività e il turismo – ha detto in un’intervista -. Non vogliamo la messa a terra degli aerei, perché sarebbe un danno per il turismo e le aziende italiane”.

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E le aziende, soprattutto quelle del turismo, guardano con vera preoccupazione alla situazione di Alitalia.

La voce degli hotel
A dare voce al pensiero degli attori dell’incoming è Giorgio Palmucci, presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi, all’indomani della partenza della richiesta di commissariamento del vettore. “La preoccupazione per quanto sta avvenendo in Alitalia è veramente molto forte – dice Palmucci - . La funzione della compagnia è strategica per il nostro settore, particolarmente per lo sviluppo di politiche turistiche e nuovi mercati. I dati relativi ai flussi turistici internazionali, a livello mondiale, sono in forte crescita, ma l’Italia deve confrontarsi con una concorrenza internazionale sempre più agguerrita. In questa partita l’Alitalia potrebbe giocare un ruolo molto importante soprattutto sul lungo raggio”.  

Ma la preoccupazione di Palmucci va al di là delle ipotesi e si confronta con le conseguenze che potrebbero manifestarsi in tempi brevi sui flussi in ingresso nel Paese. “Quella che si è andata configurando in queste ore è una situazione di gravissima incertezza che arriva proprio alla vigilia della stagione estiva, sulla quale rischia di avere già nell’immediato gravi ripercussioni" spiega il presidente Aica.

Delusione e preoccupazione anche per Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi. "In un piano industriale di un Paese, come in quello di una grande azienda, bisogna pensare - sottolinea - a che cosa questo Paese potrà essere nei prossimi anni e io credo fortemente che il nostro futuro sia legato al turismo. E non si può fare turismo senza avere collegamenti efficienti e numerosi rispetto ai Paesi che sono i futuri serbatoi di viaggiatori, come ad esempio la Cina".

Il tema, anche per Bocca, è quella della stagione che sta arrivando: "Il fatto che oggi, se uno deve programmare un viaggio, non sa se può comprare un biglietto Alitalia per luglio o per agosto vuol dire che i turisti che devono venire in Italia prenderanno altre strade. Mica possono venire in bicicletta. Insomma ci facciamo male da soli, come al solito... e proprio in un anno in cui c'era una solida ripresa".


Il vettore di bandiera e il turismo
C’è però una linea di pensiero differente, che trova corpo in un commento apparso sul Corriere della Sera a firma di Dario Di Vico. Il columnist del Corriere, infatti, sottolinea come “oggi si assista ad una crescente divaricazione tra flussi turistici e reale influenza commerciale di Alitalia – scrive -. Solo per riferirci all’ultima Pasqua molte città italiane hanno fatto il pieno di turisti stranieri, dimostrando che ciò che fa premio è la capacità di attrazione e non la presenza sul mercato di una compagnia di bandiera tricolore”.

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