Whatsup

Roberto Gentile,
blogger, editore, esperto di retail turistico, community-manager, head-hunter

Cosa piace leggere (e commentare…) a un agente di viaggi

14/07/2014
14:55
 

Questo è il centesimo post di Whatsup, blog inaugurato a giugno 2012. Obbligatorio un grazie a chi lo pubblica e – ancor di più – a chi lo legge. In questi due anni di pubblicazioni ho imparato cosa piace – e cosa NON piace – leggere a un agente di viaggi. E anche cosa gli va di commentare.

Cosa piace. Le notizie che riguardano la sua attività, innanzitutto. Ovvero i tour operator che van bene (ma ancor più quelli che van male, e perché). Le novità della concorrenza, intesa come altre agenzie e Olta. Cosa combinano Alitalia o Ryanair, che – qualunque cosa facciano – sono sempre cliccatissimi. Cosa diavolo succede in Egitto, qualunque essa sia, perché del Mar Rosso non si può proprio fare a meno. E infine, cosa fare del proprio futuro, perché ogni agente sa che (probabilmente) il suo lavoro è a tempo, ed è meglio essere preparati…

Cosa NON piace. Le notizie che riguardano dirigenti e manager: sapere che XY è diventato dir. generale del t.o. AB quando era dir. commerciale del t.o. VZ non merita più della lettura del titolo. Numeri e dati: tra i post meno graditi ci sono quelli che elencano nomi e risultati dei network turistici; nonostante la gran parte dei lettori di questo blog appartengano – statisticamente parlando – a una rete, sapere che il network XY ha comprato un altro network, oppure che le agenzie sono passate a xcento a xmila, importa poco o nulla. Tendenze e novità: a conferma che ogni agente è interessato al proprio orticello, qui e oggi, quello che avviene in un altro mercato o in un altro Paese (e che pochi mesi dopo potrebbe riguardarlo, vedi i social) lo lascia del tutto indifferente.

Cosa commenta. Il “polso” di un blog – soprattutto di quelli ben più importanti di Whatsup – lo misura la quantità e il tono dei commenti pubblicati. Siccome li leggo TUTTI e rispondo a quelli più interessanti, il bilancio che faccio dopo due anni è abbastanza desolante. Si risponde impulsivamente: leggo il post, scrivo la prima cosa che mi viene in mente (senza verificare nomi, dati, numeri) e pubblico. Si fa polemica: chi ha scritto il post non capisce nulla, e comunque chi risponde la sa (molto) più lunga. Non si argomenta: blog è scambio di opinioni, ma – salvo pochi casi – chi risponde rimane nei famigerati 140 caratteri; cosa vuoi replicare, a uno così? Offendere l’autore del blog fa audience, ma io rimarrò sempre con l’atroce dubbio: perché un lettore che non gradiva una mia opinione, pubblicata su Whatsup lo scorso anno, mi consigliò di andare a vendere gelati? Dico, perché proprio i gelati?


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