Il commento del direttore
Remo Vangelista
L’Italia potrebbe avere problemi di jet fuel entro la prossima estate se le tensioni internazionali in Medio Oriente dovessero continuare a lungo. A dare la dimensione dei potenziali rischi sono i dati raccolti dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Secondo l’analisi l’Italia acquista dall’estero più della metà del carburante per aerei di cui ha bisogno e il 20% delle importazioni arriva proprio da paesi interessati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Nel 2025 il consumo nazionale di carburante per aerei è stato pari a 5,1 milioni di tonnellate, con un fabbisogno mensile di circa 400mila tonnellate e un andamento dei consumi in calo durante i mesi invernali, fino al -29% rispetto alla media registrato a febbraio, e in aumento in quelli estivi, fino al +26% di luglio. Oltre il 50% del jet fuel necessario per soddisfare i consumi nazionali (2,6 milioni di tonnellate), va quindi importato e circa il 20% dell’import (0,5 milioni di tonnellate, pari al 10% della domanda interna) arriva da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Oman. Le restanti importazioni derivano quasi tutte da Paesi che non hanno proprie produzioni di greggio e che, quindi, potrebbero risentire anche loro delle mancate importazioni di greggio dai Paesi arabi, nella produzione di jet fuel. Fanno eccezione gli import da Libia e Angola, che rappresentano però solo il 5% del totale.