Alitalia questione apertaGli ostacoli alla vendita

C’è da scommetterci che la vicenda Alitalia terrà con il fiato sospeso il mercato ancora per le prossime settimane. La scadenza delle elezioni politiche di marzo 2018 pare essere uno spartiacque oltre il quale nessuno intende andare, vuoi per un possibile cambio degli interlocutori in campo, vuoi per evitare il prolungarsi di un’operazione su cui vertono molteplici interessi.

Quella che si è delineata sino a questo momento è una situazione di valutazione, a cui sono dediti i tre commissari (Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari) e il Governo. Il ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda ha detto più volte di voler chiudere l’operazione entro febbraio.

Il premier Paolo Gentiloni nella sua conferenza stampa di fine anno si è lasciato sfuggire che se ci fosse sul tavolo un’offerta come quella di Air France fatta all’epoca dei ‘capitani coraggiosi’ “la si coglierebbe al volo”. Ma sta di fatto che un’offerta del genere non c’è. E che di fronte alle manifestazioni concrete, quel che resta da fare è “effettuare le più attente valutazioni”.

Il commissario Luigi Gubitosi ha detto in più circostanze di non essere intenzionato a far sì che il prezzo sia fissato da chi vuole comprare e che le tempistiche di cessione “saranno quelle necessarie a concludere nel miglior modo possibile”.

L'offerta di Lufthansa
La competizione è ormai a tre: i giganti di Lufthansa, i britannici di easyJet e gli americani di Cerberus.

I tedeschi, stando a quanto riporta l’Handelsblatt ripreso da Repubblica, parrebbero intenzionati a sborsare tra i 250 e i 300 milioni di euro per acquisire Alitalia, a fronte di un’attesa da parte di Roma di almeno 500 miloni. Con l’incognita, ancora tutta da sciogliere, sulla forza lavoro da impiegare nella nuova Az, e con rappresentanze sindacali dall’altra parte che non sembrano intenzionate ad arretrare di un passo.

I timori che i tagli al personale possano essere consistenti non mancano e che Alitalia possa essere destinata a una sorte simile a quella che fu (ed è) di Swiss non è poi così remota: una branca della casamadre, con molto meno personale di quello attuale, focalizzata su un mercato specifico – quello del Mediterraneo -, e limitazioni sul fronte operativo e commerciale.

Anche perché all’indomani dell’acquisizione appena conclusa da parte di Lh degli asset di airberlin, diventa difficile immaginare un futuro di piena autonomia per la compagnia italiana, che entrerebbe in una galassia già costellata a vario titolo da più soggetti: Lufthansa stessa, Austrian Airlines, Swiss, Eurowings, Brussels Airlines e ora airberlin.

Tra Cerberus e easyJet
Gli americani di Cerberus hanno dalla loro il fatto di voler acquisire la compagnia nella sua integrità, per portare avanti le linee di sviluppo impostate sino questo momento dai commissari. Ma non potrebbero detenere più del 49% delle quote, in quanto soggetto extra-Ue.

Infine i britannici di easyJet, sui quali per il momento pare trapelino ben pochi dettagli. Il direttore per l’Italia della low cost Frances Ouseley alcune settimane fa aveva commentato con un "Siamo vigili sulle opportunità che offre il mercato a livello globale e non guardiamo solo all'Italia". Di più sul tema Az non aveva detto.

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