Il commento del direttore
Remo Vangelista
Per motivi di tutela del turismo e dell’ambiente urbano gli Stati membri, in tema di affitti brevi, possono adottare norme interne che impongono un regime di autorizzazione preventiva. A stabilirlo la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea, che dà agli Stati membri la facoltà di limitare l’apertura di strutture ricettive di breve durata, anche tenendo conto delle esigenze nei luoghi in cui si constati una scarsità strutturale di alloggi.
Fondamentale, spiega la sentenza, è che le autorità competenti valutino la portata geografica e l’incidenza di tali strutture sulle esigenze residenziali delle aree urbane, per evitare che adottino norme limitative basate solo su un eccessivo formalismo. Si parla, dunque, di motivate esigenze d’interesse generale.
Immediato il commento positivo di Elisabetta Fabri, presidente di Confindustria Alberghi, la quale sottolinea l’importante contributo di tale sentenza al dibattito sulla regolamentazione delle locazioni brevi. “La crescita del turismo - sottolinea - rappresenta una risorsa fondamentale per il nostro Paese, ma dev’essere accompagnata da una visione capace di coniugare lo sviluppo delle attività economiche con la tutela dei territori e delle comunità locali”.
Su questi temi Confindustria Alberghi è recentemente intervenuta anche attraverso una memoria depositata presso la quarta Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato, nell’ambito dell’esame della proposta di regolamento europeo sulla disponibilità e sull’accessibilità economica degli alloggi, il cosiddetto Affordable Housing Act. “In quella sede - prosegue Fabri - abbiamo sottolineato la necessità di definire criteri adeguati per individuare le aree sotto pressione abitativa, tenendo conto delle specificità dei singoli territori, e di consentire alle amministrazioni di intervenire tempestivamente, attraverso misure proporzionate e fondate su dati attendibili”.
L’obiettivo, insiste la presidente, non è limitare lo sviluppo dell’offerta turistica, ma assicurarne una crescita equilibrata “attraverso un quadro di regole coerente, capace di tutelare prima di tutto la residenzialità, garantire condizioni di concorrenza corrette tra le diverse forme di ospitalità e preservare l’identità delle nostre destinazioni”.