Il commento del direttore
Remo Vangelista
“Ogni volta che accade qualcosa in Medio Oriente l’Egitto paga un prezzo ingiusto”. Il general manager tour operating di Alpitour World, Pier Ezhaya, affida a un post su LinkedIn la sua amara constatazione sulla destinazione, tra le prime ad arrestarsi sul mercato italiano ogni qual volta si verifichino tensioni nel mondo arabo.
Di rientro da una crociera sul Nilo, il manager rileva come i siti archeologici del Paese fossero “pieni, pieni di spagnoli, pieni di francesi, pieni di inglesi, pieni di americani e anche pieni di cinesi, ma vuoti di italiani”.
Un fenomeno che riguarda un cortocircuito tutto nostrano, secondo Ezhahya. “Le persone, ma qui mi spingerei a dire gli italiani, lo associano a qualsiasi disastro accada nel mondo arabo, anche se non ha preso parte al conflitto, non ha preso posizione in favore di uno o dell’altro, non ha basi americane e, come ben noto, non ha subito attacchi dall’Iran. Gli italiani non ci vanno e questa cosa mi appare incomprensibile”, scrive nel post, tenendo a precisare che “non lo sto dicendo ‘pro domo mea’, visto che è una destinazione importantissima nel nostro portafoglio, ma più per la popolazione locale che vive di turismo con oltre il 12% del Pil legato a questo comparto”.
Il manager continua il suo lungo sfogo esortando il settore e i consumatori a “evitare che le nostre azioni abbiano ricadute anche su chi non c’entra nulla e non merita una punizione severa che sta ingiustamente subendo, perché se è pericoloso l’Egitto allora è pericolosa anche l’Italia o altri paesi europei”. E, lodando la “calorosa ospitalità” egiziana, si dice “frustrato quando vedo che la nostra di civiltà non sa nemmeno ricambiare con un piccolo gesto, come quello di non escludere l’Egitto dalle mete possibili per una vacanza”.
Il general manager tour operating di Alpitour World invoca una maggiore lucidità e consapevolezza nelle scelte di viaggio. “Sarebbe più intelligente non far prevalere l’emotività evitando di associare l’Egitto a Paesi che nulla c’entrano con il suo glorioso passato, ma nemmeno con il suo neutrale e distaccato presente - puntualizza il manager -. Magari sarebbe auspicabile prendere in mano una cartina geografica e provare a scegliere le mete con cognizione di causa ed allora forse non ci priveremo di viaggi indimenticabili e, cosa più importante, non priveremo la popolazione di quel paese dall’effetto benefico, pacifico, sociale, economico e nobile che può avere il turismo, la miglior connessione tra i popoli che possa esistere”.