Il commento del direttore
Remo Vangelista
Non si percepisce preoccupazione nella voce e nel viso di Davide Catania. Il ceo di Alidays è seduto alla sua scrivania e con la solita capacità di sintesi dice: “Resto comunque ottimista perché alla fine supereremo anche questa crisi”.
Il conflitto del Golfo sta lasciando ferite nel settore del tour operating ed ora serve la freddezza e l'analisi di Catania (e di pochi altri) per capire che una parte del mondo continua a viaggiare.
Molti suoi colleghi segnalano una contrazione delle vendite tra il 30 e il 40%. Cosa succede in casa Alidays?
Direi che siamo su questa lunghezza d'onda, più vicini al 30 che al 40%. Comunque la contrazione esiste in modo netto e credo che questa sia la crisi più pesante dopo il periodo Covid. Negli ultimi 30 anni abbiamo affrontato situazioni pesanti, ma in questo caso il coinvolgimento di alcuni vettori di peso si è fatto sentire. E servirà tempo per rivedere certi flussi su alcune linee.
Possiamo dire che la guerra del Golfo ha coinvolto anche aeroporti capaci di generare traffico importante verso le mete a lungo raggio. Questo si farà sentire ancora per tanto tempo?
Tre vettori di forte capacità long range come Etihad, Emirates e Qatar hanno visto ridurre in modo pesante la loro rete di collegamenti e con loro sono arretrati anche gli aeroporti che fungevano da hub verso alcune mete. Per noi è stato complesso lavorare su destinazioni come Oceano Indiano e Mauritius. In compenso per le tratte verso gli Stati Uniti non c'è stato il crollo che molti anticipavano. Esiste un calo da e per gli Usa da 1 anno, ma in questa fase le prenotazioni continuano ad arrivare.
Dopo un esercizio '25 con 85 milioni di fatturato si attendeva un altro salto di qualità. Invece che esercizio dovrà affrontare?
Forse è presto per trarre conclusioni. Se le tensioni in essere nel Golfo dovessero finire nel giro di qualche mese sono certo che si potrebbe immaginare un calo accettabile dei ricavi anche inferiore al 20%. Noi nel corso degli anni abbiamo fatto i giusti accantonamenti e ora possiamo affrontare la situazione con la giusta serenità anche per i nostri 90 dipendenti.
L'operazione Glance in Egitto ha scontato questa situazione di tensione?
Purtroppo sì. La spinta immaginata si è raffreddata in modo inevitabile. Non siamo fermi, vendiamo. Però è chiaro che siamo distanti dalle nostre attese di inizio anno. Le premesse erano decisamente buone.
In questo contesto lei continua a vendere solo sul mercato b2b e non cambia linea?
Noi siamo b2b e restiamo così. Siamo una Pmi che, come l'intero comparto, ha subito ferite e va avanti con i cerotti. Ma non si molla. Nella prima fase del conflitto abbiamo rimborsato tutti i clienti mostrando che siamo un'azienda robusta. Ci vantiamo di lavorare senza alcun debito. Mi sento di poter dire che siamo ancora una sicurezza per i clienti e per la distribuzione che continua a credere in noi. Passerà anche questo momento e pur acciaccati ripartiremo, come sempre.