La fattura elettronica: promesse e timori

Come noto a breve verrà introdotto l’obbligo di fatturazione elettronica in Italia. In particolare dal 1° gennaio 2019 non più (o meglio: non solo) fatture cartacee, bensì:

- qualsiasi fattura emessa (sia in regime Iva ordinario, che in regime Iva 74ter verso tutti, quindi non solo verso la pubblica amministrazione) e qualsiasi fattura ricevuta dovrà essere elaborata in formato elettronico (in particolare: dovrà essere un file in formato .xml contenente determinate informazioni obbligatorie);

- tutte le fatture emesse dovranno essere inviate telematicamente all’Agenzia delle Entrate tramite apposite piattaforme software;

- tutte le fatture dei fornitori verranno ricevute in formato elettronico e prelevate dal sito dell’Agenzia delle Entrate (o recapitate presso i propri recapiti “elettronici”);

- tutte le fatture emesse e ricevute in formato elettronico dovranno essere conservate per i 10 anni di prescrizione in maniera “sostitutiva” adottando determinati procedimenti di archiviazione elettronica (non più nel raccoglitore ad anelli nell’armadio dietro la scrivania…).

In questi mesi si susseguono relazioni ed interventi di esperti che ci relazionano sui grandi vantaggi di questa innovazione. Tra le relazioni più eclatanti vi sono sicuramente quelle che ci informano che per ogni fattura emessa in formato elettronico si dovrebbero risparmiare dai 5 ai 12 euro (o suppergiù) e ci propongono l’allettante slogan 'basta carta'.

Personalmente, mi è capitato di assistere a un profondo scollamento tra i relatori dei vari convegni (tutti estremamente entusiasti) e la platea degli imprenditori (anche agenti di viaggi) tutti molto perplessi circa questo nuovo obbligo.

Ad oggi, infatti, la fattura elettronica (che ricordo scatterà per tutti tra meno di 7 mesi: dal 1° gennaio 2019) presenta (oltre alla questione del costo del software aggiuntivo per crearla) numerose questioni irrisolte:

- ad esempio una fattura in regime 74ter deve essere emessa e spedita telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro le ore 24 (o con un “minimo ritardo”) del giorno in cui abbiamo ricevuto l’incasso della intera pratica (o la partenza del viaggiatore, se avviene prima): anche ipotizzando che il nostro commercialista sia a nostra disposizione 24h/24h, resta il problema di dover monitorare quotidianamente (anche durante le meritate ferie…) l’estratto conto bancario: non più tecnologia al nostro servizio, bensì noi stessi schiavi della tecnologia;

- per qualsiasi altro adempimento (dalla pratica di sollecito di fatture non pagate, al recupero legale con decreto ingiuntivo, all’invio alla banca delle fatture per gli anticipi su fatture o la concessione di credito) dovranno ancora essere prodotte le fatture in formato cartaceo;

- per le fatture ricevute da fornitori esteri (e sappiamo quanto sia frequente questa casistica nel nostro settore) si continueranno a ricevere fatture cartacee, che (attenzione!) dovranno essere inviate all’Agenzia delle Entrate ogni mese con un vero e proprio spesometro mensile!

Quindi altro che "basta carta": la carta continuerà ad esistere tale e quale a prima, e ad essa verrà aggiunto l’onere della produzione ed invio telematico della fattura elettronica.

Senza considerare un altro aspetto, forse fino ad oggi poco considerato: l’agenzia viaggi trasmetterà tutte le proprie fatture di vendita e di acquisto (in formato elettronico) all’Agenzia delle Entrate: quindi l’intera fattura (con tutti i dati relativi a prezzi e condizioni di vendita, destinazioni e dettagli delle pratiche, scontistica applicata, ed altri dati riservati): che fine faranno questi dati? Siamo sicuri che saranno conservati dall’Agenzia delle Entrate in archivi inattaccabili (e soprattutto non utilizzabili per altri scopi)?

Come si sposa tutto ciò con il tema della privacy, per la quale ci impongono periodicamente pesanti e invasivi adempimenti?

Ciò che fa riflettere è come questo nuovo obbligo sia stato introdotto, non tanto per avviare una modernizzazione delle procedure amministrative delle imprese, bensì con fini chiaramente antielusivi: l’obiettivo è quello di “stanare” gli evasori e recuperare gettito fiscale.

È evidente che se questa è la finalità, non potrà comportare altro che maggiori adempimenti burocratici, invece di una reale semplificazione amministrativa.

Le innovazioni, se sono veramente tali, solitamente non necessitano di essere imposte come obbligo di legge, ma vengono adottate immediatamente senza costrizioni.

Giulio Benedetti – Studio Benedetti Dottori Commercialisti – www.studiobenedetti.eu – www.iva74ter.it

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