Donne al potere: cos’hanno in comune Meloni, Santanchè e Jelinic

Il popolo che nomina una donna, che nomina una donna, che nomina un’altra donna. Chapeau. Non è mai successo, nell’Italia gerontocratica e maschilista che conosciamo. Eppure è andata così. Il 25 settembre 2022 le elezioni politiche consegnano la presidenza del Consiglio a Giorgia Meloni; la quale il 21 ottobre nomina Daniela Santanchè ministro del Turismo; la quale a sua volta, il 16 novembre annuncia la nomina di Ivana Jelinic come amministratore delegato di Enit. Tutto in meno di due mesi. Le donne - ma questo si sa - corrono.

Questo NON è un post politico. Sia perché siamo su una testata turistica, sia perché il sottoscritto (che peraltro non ha votato Fratelli d’Italia) non scrive di politica. Ma di donne in grado di rompere il monopolio maschile sì. E poi avevo già scritto di Renzi, nel 2018 con “Cos’hanno in comune Matteo Renzi, Elena David e Fiorello”.

Fiorello torna, ora vediamo cos’hanno in comune Giorgia Meloni, Daniela Santanchè e Ivana Jelinic.

Sono nate in contesti non privilegiati - In primo luogo, non sono “la figlia di...”, né “la moglie di...” e tantomeno “l’amante di...”. Cioè, non occupano quelle posizioni grazie a “gentili concessioni” maschili. Meloni rivendica con orgoglio la provenienza dalla Garbatella, quartiere popolare di Roma, dove è cresciuta senza il padre. Santanchè è nata Garnero, figlia di un piccolo imprenditore cuneese, due fratelli e genitori particolarmente burberi e severi. Jelinic è cresciuta e vive in Umbria, il cognome tradisce le origini croate. Nessuna di loro è ricca di famiglia.

Hanno fatto la gavetta, quanto e più degli uomini - Meloni cresce in un quartiere di sinistra, dove frequenta un istituto professionale (conseguirà la maturità linguistica), ma a 15 anni aderisce al Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, e inizia la sua militanza politica. Fa un po’ di lavoretti, per mantenersi, compreso quello di baby-sitter (anche per la figlia della compagna di Fiorello). Santanchè, dopo il liceo si trasferisce a Torino, contro il volere dei genitori, consegue la laurea in Scienze Politiche, si sposa giovanissima col chirurgo plastico Paolo Santanchè: lavora con lui, poi nel 1995 si separa ed entra in politica, nelle file di Alleanza Nazionale. Fa l’imprenditrice, ma finisce nelle rubriche di gossip per l’amicizia con il vicino di casa (è di Verzuolo, CN) Flavio Briatore e la relazione col giornalista Alessandro Sallusti. Per Jelinic valgono le parole che pronunciò a giugno 2018, dopo essere stata eletta presidente Fiavet: “Questo risultato è frutto di un grande lavoro di squadra. Non è stato facile: sono giovane, sono donna in un mondo molto maschile e provengo da una piccola regione”.  

Hanno preso il posto di uomini, e sconfitto uomini che avrebbero voluto essere al loro posto - Meloni è la prima presidente del Consiglio donna, in Italia, il fatto è stranoto: è succeduta a Mario Draghi, che aveva preso il posto di Giuseppe Conte, che era stato preceduto da Paolo Gentiloni, e prima da Matteo Renzi: basta così, tanto i 30 (!) presidenti del Consiglio che si sono succeduti dal 1946 a oggi sono tutti maschi. Santanchè si è insediata al posto di Massimo Garavaglia, ma quando il turismo non aveva ancora un ministero, a comandare erano i ministri della Cultura (e una volta pure dell’Agricoltura): anche lì, tutti uomini, a eccezione della berlusconiana Vittoria Brambilla. Jelinic in Enit ha sostituito una donna, la professoressa Roberta Garibaldi, la quale però è durata un anno scarso e che comunque aveva un uomo, Giuseppe Albeggiani, come predecessore. Chi avrebbe voluto essere al loro posto? Di Meloni, l’attuale vicepresidente del Consiglio. Di Santanchè, il suo predecessore, leghista come un altro che ci sperava (quello del turismo insieme all’agricoltura, di cui sopra). Di Jelinic, i corridoi dei ministeri romani sono talmente affollati di maschietti rampanti che il neo-ministro aveva solo l’imbarazzo della scelta.

Prediligono il basso profilo, ora che occupano posizioni di potere - “Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana !“ (Meloni, comizio in piazza San Giovanni, Roma, ottobre 2019). “Yo soy Giorgia, soy una mujer, soy una madre, soy italiana, soy cristiana: no me lo pueden quitar!” (Meloni, palco di Vox, Madrid, ottobre 2021). Sono proclami talmente popolari, della Meloni all’opposizione, che ne hanno fatto rap e remix. Su Wikipedia i “Procedimenti giudiziari e controversie” della Santanchè occupano 13 righe di testo. Di Jelinic si narrano arrabbiature epiche, non accessibili al pubblico, infarcite di colorite espressioni umbre. Ma oggi, ognuna delle tre al posto di comando, prevale il profilo basso. Discreto, istituzionale, posato. Anche in questo switch, le donne sono più brave dei maschietti.

Ti è piaciuta questa notizia?
Condividi questo articolo
Iscriviti a TTG Report, la nostra Newsletter quotidiana
Più lette
Oggi
Settimana