I numeri dell'estateIl falò delle vanità

Come ogni anno, in vista dell’estate, iniziano ad arrivare dati, dalle fonti più disparate, che cercano di indagare l’andamento della stagione che verrà.

Non è una novità, questa ‘fiera del dato libero’ che si ripropone a cadenze fisse e che tutte le volte fa tuonare i diversi esperti, tutti a chiedere una fonte unica, possibilmente super partes e attendibile, e altrettanto possibilmente in grado di fornire dati ‘freschi’, che consentano sul serio di impostare strategie di business alla luce delle tendenze del mercato.

Ma questa fonte univoca non c’è, e allora ci si deve accontentare di quello che abbiamo.

E quello che il mercato del turismo ha è, ancora una volta, incongruente.

Alberghi, agenzie e t.o.
Gli albergatori sono la fonte principale, hanno il dato ‘crudo’ di chi ha dormito o dormirà nelle loro camere. E sono quelli che dovrebbero interpretare il ‘termometro’ della destinazione. Un termometro che in questo periodo, almeno sull’Italia, non segna bel tempo proprio dappertutto. Soprattutto in alcune aree di mare, è evidente che il 2019 non riproporrà lo stesso pienone degli anni passati.

Poi ci sono i tour operator, che sono quelli che ‘muovono’ le persone. Anche loro dovrebbero avere un dato altrettanto certo, perché le pratiche si possono contare. Da loro arriva un messaggio contraddittorio: aumenti nelle prenotazioni dal 5 al 10% per l’estate, e non solo su destinazioni fuori Italia. Il mare della Penisola, dicono i t.o., continua a essere gettonato.

E poi ci sono le agenzie, che cantano un’altra canzone ancora, come si legge sull’ultimo numero di TTG Magazine: sarà un’estate complessa, il mare Italia mostra segni di sofferenza, bene va il Mar Rosso, ma altre aree un po’ meno.

Dalla parte del lettore
Per interpretare questi dati ci vuole, è evidente, la sfera di cristallo.

Non è questione di definire chi ha torto o chi ha ragione. Le questioni sono altre. Almeno due.

Primo: i dati servono per dare strumenti a chi lavora. Se non rappresentano la realtà, non servono.

Secondo: il turismo dovrebbe imparare da altre associazioni di categoria. Il ritornello che vuole che tutto vada sempre bene, sa di disco rotto. Meglio cambiare musica, se si vuole fare lo scatto in avanti che serve all’industria dei viaggi.

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