Il commento del direttore
Remo Vangelista
La Global Business Travel Association ha condotto una nuova indagine tra i propri associati (571 buyer di viaggi aziendali, fornitori del settore e professionisti delle tmc in 40 Paesi), rispetto alle previsioni del settore viaggi d’affari per il 2026. I risultati indicano una spesa e volumi di viaggio stabili o in lieve crescita, con accessibilità economica, sicurezza dei viaggiatori e questioni transfrontaliere destinati a influenzare l’anno a venire.
I professionisti interrogati dalla GBTA mostrano un cauto ottimismo, nonostante le preoccupazioni legate all’equilibrio tra budget di viaggio e costi, alla sicurezza e alla soddisfazione dei viaggiatori, nonché a possibili requisiti più restrittivi per le frontiere e i visti degli Stati Uniti.
Nello specifico, sei professionisti su dieci (59%) intervistati dichiarano di essere ottimisti sul settore per quest’anno. Sebbene la maggioranza sia ottimista, le difficoltà legate a commercio, questioni transfrontaliere ed economia hanno inciso sui buyer di viaggi: le prospettive per il 2026 sono diminuite di 12 punti percentuali rispetto all’inizio del 2025 (sulla base del sondaggio GBTA di novembre 2024).
Le aziende prevedono che i propri budget per i viaggi rimangano stabili o aumentino e anticipano incrementi moderati dei volumi di viaggio e dei ricavi. Bilanciare il controllo dei costi con la soddisfazione dei viaggiatori continuerà a essere una sfida centrale, così come la gestione della sicurezza dei dipendenti in situazioni che possono interrompere i viaggi. Eventuali nuovi requisiti transfrontalieri, come visti e documenti, potrebbero rappresentare un rischio per la mobilità internazionale e per la disponibilità dei dipendenti a viaggiare.
Spesa stabile o in lieve aumento
La grande maggioranza dei buyer (84%) prevede che la spesa per i viaggi d’affari della propria organizzazione nel 2026 aumenti (44%) o resti ai livelli del 2025 (40%). Tra chi prevede un aumento, l’incremento medio stimato è del 12%. Solo il 13% dei buyer prevede una diminuzione.
Volume dei viaggi su un ritmo costante
Un terzo dei buyer di viaggi (35%) si aspetta un aumento del numero di trasferte aziendali nel 2026, mentre quasi la metà (47%) prevede che i livelli rimangano invariati rispetto al 2025. Tra i buyer che anticipano un aumento dei volumi, la crescita media prevista è del 14%.
Fornitori e tmc prevedono un aumento dei ricavi
Quasi la metà (47%) di tmc e fornitori prevede un aumento dei ricavi nel 2026, con una crescita media stimata del 15%. Due su cinque (39%) prevedono che i ricavi restino invariati rispetto al 2025, mentre solo il 14% in media prevede una diminuzione.
Stima sui budget operativi
Tre quarti dei buyer di viaggi (75%) prevedono che il budget complessivo per le operazioni di gestione dei viaggi nel 2026 aumenti (30%) o resti coerente con il 2025 (45%). Tra chi prevede un aumento, il 20% stima una crescita inferiore al 10%. Tuttavia, il 18% prevede una riduzione del budget operativo nel 2026.
Le preoccupazioni
I buyer di viaggi sono maggiormente preoccupati per l’accessibilità economica dei viaggi d’affari (70%), seguita dalla facilità di ottenere permessi di ingresso/uscita e visti (65%) e dalla sicurezza dei dipendenti (56%). I permessi di ingresso/uscita sono una preoccupazione elevata soprattutto tra i buyer con dipendenti che effettuano oltre 10mila viaggi l’anno (79%), così come tra i fornitori (72%).
Il caso Stati Uniti
Una nota a parte di preoccupazione è riservata ai criteri più rigorosi per l’Esta e, in generale, alle restrizioni poste dal governo degli Stati Uniti per i viaggiatori che visitano o transitano negli Usa.
I professionisti del settore sono maggiormente preoccupati per la gestione dei viaggi verso gli Stati Uniti (65%), per le maggiori difficoltà nell’inviare persone nel Paese (64%), per i costi di fare business negli Usa (63%), per la disponibilità dei dipendenti a viaggiare negli Usa (61%) e per le difficoltà nell’organizzare eventi e riunioni negli Stati Uniti (53%).
Come conseguenza delle proposte di modifica dell’Esta, molti rispondenti affermano che le proprie aziende sono più propense a organizzare più riunioni fuori dagli Usa (43%), a ridurre i viaggi d’affari verso gli Usa nel breve termine (29%), a diminuire i viaggi verso gli Usa nel lungo periodo (25%) e a modificare le politiche di viaggio per limitarli (19%). Buyer, fornitori e tmc ritengono inoltre che i dipendenti possano essere meno disposti a viaggiare negli Stati Uniti (64%) e che la pianificazione dei viaggi verso il Paese sia imprevedibile e rischiosa (60%).