A cura di Robert Gentile

Editorialista turistico, esperto di retail, community-manager, head-hunter

MediaWorld Viaggi e Bluvacanze: vendere viaggi fuori dalle agenzie è sempre difficile

A febbraio 2026 il Gruppo Bluvacanze e MediaWorld hanno annunciato una partnership in base alla quale il sito “MediaWorld Viaggi in collaborazione con Bluvacanze” permette di acquistare pacchetti di viaggio, tour esperienziali, city break e proposte personalizzabili, concludendo l’acquisto on line.

L’abbiamo provato, senza essere clienti MediaWorld, e abbiamo constatato che un pacchetto su Phuket (metà aprile 2026, 7 giorni da MXP, due pax, B&B al Pearl Hotel Phuket) costa esattamente lo stesso (poco meno di € 2.000) su MediaWorld Viaggi, su Bluvacanze.it e pure su “Carrefour Viaggi powered by Bluvacanze” (con la catena francese - peraltro nel frattempo uscita dall’Italia - l’accordo era stato sottoscritto nel 2023).

Le tre piattaforme sono esattamente identiche, anche nelle penali applicate (se avessimo prenotato e pagato il 22 febbraio e cancellassimo nei successivi 40 giorni, perderemmo € 1.780, cioè il 90% di quanto versato). Per prenotare è necessario compilare un form che comprende le seguenti informazioni (tutte obbligatorie): titolo, nome, cognome, nazionalità, indirizzo postale, indirizzo email, telefono fisso, telefono mobile, data di nascita e codice fiscale. Oltre a dover accettare l’invio di “comunicazioni promozionali di prodotti e/o servizi analoghi a quelli acquistati, senza necessità di ulteriore consenso”. Sono dati sensibili e preziosi, no?! Cosa farne si capisce alla fine.

Premesso che tutte le operazioni b2c che coinvolgono più canali (digitale e fisico, retail e GDO) sono apprezzabili e che il giudizio del direttore di questa testata è condivisibile: “Questo è un modo per cercare strade nuove e scuotere la distribuzione”, pur tuttavia rimango della mia idea, la stessa da anni, ovvero che vendere viaggi e vendere altro - scatolette di tonno in Conad, Carrefour, Coop e ora telefonini e tv in MediaWorld - siano due cose radicalmente diverse. Per tre semplici ragioni:

1. Al supermercato si comprano beni di consumo, non cose costose - Comprare una vacanza non è un acquisto d’impulso (“acquisto non programmato, ovvero effettuato in funzione di uno stimolo improvviso che non tiene conto della convenienza e dell’utilità” - cit. Wikipedia) né economico, quindi non paragonabile allo scontrino della spesa: se il carrello si riempie con 100, massimo 150 euro, la predisposizione a spendere è quella lì. Una vacanza costa 10 o 20 volte tanto, quindi l’unica leva che può convincere il consumatore a comprare al supermercato (quindi non in agenzia, e neppure on line) è il prezzo. Sappiamo tutti che i pacchetti nei supermercati costano lo stesso che in altri canali (gruppi e promozioni a parte, ovviamente).

2. Nei centri commerciali sono sparite le agenzie di viaggi (e pure gli Smartbox) - Non dimenticherò mai le file di clienti col numerino in mano (!) che attendevano di essere serviti nell’agenzia di viaggi del mega-centro commerciale Fiordaliso di Rozzano (Milano): venticinque anni fa, sull’onda della rivoluzione introdotta proprio dalla “prima” Bluvacanze, la gente faceva a botte per comprare un viaggio scontato del 10%. Poi è arrivato il web, i telefonini, Ryanair e Booking.com, e le agenzie sono sparite dai centri commerciali. E una brutta fine hanno fatto anche i cofanetti regalo tipo Smartbox, che una decina d’anni fa avevano invaso gli stessi centri commerciali e pure le agenzie di viaggi: oggi occupano qualche timido box vicino alle casse, in librerie e supermercati. Morale? Viaggi e vacanze ora si comprano on line, oppure in agenzia: gli altri canali sono residuali.

3. Alle agenzie non dà fastidio e Bluvacanze si procura “lead” - Sono passati i tempi delle agenzie di viaggi che boicottavano t.o. e network che vendevano su altri canali. Ormai tutti fanno tutto (le agenzie vivono di 74ter, peraltro) quindi l’operazione Bluvacanze, simile a quella di Welcome Travel con Conad nel 2024, non darà fastidio più di tanto. Tutto ciò considerato, fa bene Bluvacanze a promuovere viaggi su MediaWorld? Certo, perché qualcuno che in agenzia non sarebbe mai entrato oppure non conosce il sito Bluvacanze lo trova sicuramente. Tecnicamente, è un “lead”, ovvero un potenziale cliente, non più un generico utente-consumatore, perché ha già manifestato interesse per il marchio o per il servizio proposto (quindi vale soldoni). Fa bene MediaWorld a valersi di Bluvacanze per promuovere viaggi? Certo, è un servizio in più offerto a chi conosce il megastore e magari è contento del TV che ci ha appena comprato. Anche perché (è una deduzione, potremmo essere smentiti) questa operazione a MediaWorld non costa nulla, e magari ci guadagna pure qualcosa (le commissioni?).

C’è un punto, però, che definisco di fanta-commerce, quindi opinabile, ma non così irreale. La notizia risale a dicembre 2025 e la fonte è Il Sole 24Ore: JD.com - gigante cinese dell’e-commerce e relativa logistica, terzo nel mondo dietro ad Amazon e Alibaba, sede a Pechino - controlla l’85,2%, ovvero la schiacciante maggioranza di Ceconomy AG (quella che fino al 2016 si chiamava Metro), catena tedesca specializzata nell’elettronica di consumo, proprietaria delle insegne MediaMarkt, Saturn e appunto MediaWorld (144 negozi solo in Italia). E se ai cinesi - nell’operazione italiana di Ceconomy/MediaWorld - importasse poco o nulla di viaggi, perché il boccone più gustoso è rappresentato dalla messe di informazioni “regalate” dal cliente finale, ovvero i “lead” di cui sopra?! Per vendergli - a suo tempo - di tutto di più.

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