Albergatori e politica
Le richieste al Governo
dei player di settore

Gli investimenti in strutture alberghiere nel nostro Paese aumentano. Se nel 2024 erano stati spesi circa 2,1 miliardi di euro, il 2025 si è chiuso con mezzo miliardo in più di capitale investito. Quasi pari la quota di soldi italiani o di provenienza straniera, mentre la tendenza vede sempre meno investimenti nei grandi centri, a favore della “provincia”.

“Lo scorso anno un terzo dei cantieri era fuori dalle città turistiche e il 33% riguarda resort e non alberghi”, ha dichiarato Giorgio Palmucci, Hospitality Development Advisor, nel corso del convegno Visione Turismo a Palazzo Madama. Regole più semplici per permettere l’esecuzione dei lavori sono una delle componenti fondamentali per attrarre capitale dall’estero. “Oggi le stelle contano poco, sono i servizi la parte più importante. I clienti non guardano tanto le camere e gli arredi, bensì quanto la struttura sia parte della location in cui è inserita”, ha aggiunto Palmucci. Nelle nuove strutture, inoltre, si fa sempre più attenzione alle esigenze della generazione Z e Alfa. “Sono quelle più giovani, capaci di influenzare le scelte dei genitori e soprattutto sono una fidelizzazione verso il futuro”.

Quello che manca, invece, è una linea politica che accompagni il comparto.

“Per decenni questo paese è andato avanti in maniera casuale nel turismo, con la politica completamente assente. Ora finalmente comincia ad entrare in questi ambiti, ma la prima cosa che dobbiamo decidere è se siamo un Paese turistico, oppure no”, aggiunge il vicepresidente vicario di Federalberghi, Giuseppe Roscioli.

“Quando parliamo di turismo dobbiamo capire che il problema è legislativo, di governance, non di settore”, ha aggiunto. Secondo il numero due degli albergatori italiani, infatti, il nodo resta la spezzettatura delle competenze, con regioni e comuni che spesso si muovono in maniera slegata dal governo. “È difficile competere se ci sono delle storture nel sistema. Dobbiamo fare network, non muoverci alla rinfusa”, ha precisato.

Due i punti messi sotto la lente di ingrandimento: la gestione dei flussi, che la divisione delle competenze non permette di inquadrare unitariamente come Paese, e le regole imposte al mercato. “Norme, tasse, formazione del personale. In Italia l’ospitalità che segue le regole è solo la metà del cielo”.

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