Australia da svelare
Come venderla
in agenzia

“La narrazione dell’Australia deve essere diversa, per dare una scossa alla domanda”. È questo, secondo il direttore commerciale di Quality Group, Marco Peci, l’elemento che può consentire alla destinazione di esprimere tutto il suo potenziale e di crescere ulteriormente sul mercato italiano.

Nonostante l’incremento dei collegamenti diretti dalla Penisola, l’andamento della domanda verso il Paese resta ancora altalenante e fatica a trovare una continuità strutturata. A incidere su queste dinamiche è anche una minore esposizione culturale rispetto ad altri competitor long haul. L’Australia non ha mai beneficiato della stessa sovraesposizione mediatica di Paesi come gli Stati Uniti, che hanno saputo costruire un immaginario molto forte attraverso il cinema e l’industria dell’intrattenimento.

Eppure, il mercato italiano presenta tutti i requisiti per affermarsi come uno dei bacini di riferimento del downunder. “I dati al 30 novembre registrano 74.970 arrivi, in crescita del 15% e, secondo le stime, con il mese di dicembre l’Italia dovrebbe aver recuperato i volumi pre-Covi”, ha riferito Matteo Prato di Tourism Australia nel corso dell’evento ‘Assie Talks: yearning about Australia’, organizzato dal Quality Group nella sua sede torinese.

La Penisola si conferma inoltre un mercato ad alto valore. “La spesa degli italiani è cresciuta del 21%, un dato che posiziona l’Italia al terzo posto tra tutti i mercati”, ha rimarcato Prato, evidenziando anche un progressivo cambio di approccio da parte dei viaggiatori italiani. Se in passato l’Australia era prevalentemente associata ai viaggi di nozze, oggi l’interesse si sta spostando verso esperienze più articolate e personalizzate. Un’evoluzione che apre nuove opportunità, ma che richiede un lavoro mirato per colmare i gap ancora presenti.

Le barriere da abbattere

“La domanda c’è, ma é una destinazione che va spiegata e raccontata - ha continuato Prato -. Per questo Tourism Australia sta portando avanti con gli operatori un lavoro di ispirazione, perché di Australia se ne parla poco e la presenza mediatica della destinazione non è costante. C’è bisogno di essere attivi nella comunicazione, perché dal punto di vista turistico offre qualità molto alta, ma ci sono barriere da abbattere e siamo convinti che in questo caso il ruolo degli agenti di viaggio sia cruciale. Per esempio spiegando in agenzia che non è così distante da una delle destinazioni più visitate dagli italiani negli ultimi anni: Tokyo. Da Doha è distante 15 ore, così come Perth”.

La percezione della distanza resta infatti uno dei principali freni. “Un fattore che ha sempre limitato l’approccio alla destinazione da parte degli italiani è la percezione delle troppe ore di volo”, ha confermato Roberto Boni, product manager Discover Australia. “Ma la distanza non è un limite ma è quel valore aggiunto che è il senso dell’avventura”.

Cambiare la narrazione

Da qui la necessità di un cambio di approccio nella vendita. In agenzia, ha suggerito Boni, è fondamentale trasmettere “l’idea di un viaggio ‘easy’ e di una meta raggiungibile con sole due ore in più rispetto a Tokyo”, ma anche lavorare su una proposta esperienziale più mirata, “modulando le esperienze sulla base delle esigenze”. Questo si traduce quindi in itinerari focalizzati su singole regioni, senza escludere le città, essenza della contemporaneità della destinazione.

Bisogna cambiare paradigma. “Abbiamo sempre impostato l’Australia su un unico target: i viaggi sono strutturati per i viaggi di nozze e per chi cerca il viaggio della vita, ma perché caricare di questa aspettativa il viaggio?”.

Tra gli altri asset su cui le agenzie possono fare leva l’alto livello di “sicurezza” e il “lusso dello spazio”. Outback, natura primordiale, wildlife, città e cultura aborigena compongono un’offerta ampia e trasversale, capace di intercettare target diversi. E a chi desidera allontanarsi dalle destinazioni congestionate, il Paese offre l’esclusività di ambienti aperti, incontaminati ed esperienze sorprendenti. Come la street art sui silos nell’Outback. “Nel rapporto uomo e spazio, lo spazio prevale sull’uomo e per raggiungere alcuni luoghi bisogna metterci un po’ di fatica, muovendosi in 4x4 o facendo lunghi trekking. C’è poco in Australia, ma quel poco si può riempire con le suggestioni”, ha riferito Boni. Non manca il mare, a cui gli italiani sono particolarmente affezionati, con Lizard Island, Heron Island, Ningaloo Reef e Rottnest Island.

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