Affitti brevi, cambia tuttoI punti del Ddl Santanchè

La promessa del ministro del Turismo, Daniela Santanchè, si è concretizzata: la regolamentazione degli affitti brevi è ora una realtà. È infatti appena arrivata sul tavolo di Aigab, l’Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi, la bozza del disegno di legge relativo alle locazioni con finalità turistica, il cui obiettivo è di estirpare finalmente la giungla di normative regionali mettendo le basi per una disciplina uniforme a livello nazionale.

"Si è fatta chiarezza"
“Finalmente si è deciso di fare chiarezza su questa nuova tipologia di vacanza” è il commento a caldo di Marco Celani, presidente Aigab e a.d. di Italianway, primo operatore sul mercato italiano degli affitti brevi per numero di immobili contrattualizzati e destinazioni coperte.

Una regolamentazione unica e chiara “volta - si legge nella bozza del Ddl - a fronteggiare il rischio di un turismo sovradimensionato rispetto alle potenzialità ricettive locali, a salvaguardare la residenzialità dei centri storici e impedirne lo spopolamento”.

Per ottenerla il Ddl manda finalmente in soffitta i venti Codici identificativi regionali, sostituendoli con un unico Codice Identificativo Nazionale (Cin), che sarà obbligatorio anche per le Ota, con sanzioni per i soggetti che lo disattendano.

Il Cin è “un passaggio fondamentale”
Per Celani questo è un passaggio fondamentale: “Si tratta -commenta - di un importante riconoscimento del ruolo dei gestori che esplicitamente possono, come già avviene in molte regioni italiane, diventare gli intestatari del Cin, sbarrando la strada ad alcune amministrazioni che oggi bloccano incomprensibilmente l’operato dei gestori che agiscono in forza di un contratto con i proprietari quali loro delegati nella gestione dell’immobile”.

È inoltre definito che sarà il Mitur ad inserire i Cin ricevuti dalle regioni nella banca dati nazionale che, ricorda Celani, “non si occupa solo di affitti brevi, ma anche di strutture ricettive in generale. Il Mitur chiede quindi alle Regioni di trasmettere dati relativi ad alberghi, B&B, agriturismi, rifugi alpini, campeggi, dimore storiche, affittacamere e altre forme di ospitalità”. Una misura che pare dunque destinata a contrastare concretamente qualsiasi forma di abusivismo nel campo dell’ospitalità.

Il riconoscimento del property manager
Ma non solo: il Ddl apre la strada anche al riconoscimento ufficiale della figura del property manager, demandando all’Istat l’apertura di un Codice Ateco specifico per la categoria. Il property manager avrà l’obbligo di agire da sostituto d’imposta, raccogliendo e versando per conto dei proprietari la cedolare secca. “Questo - sottolinea Celani - ci appare come uno degli aspetti più importanti della normativa in quanto finalmente la categoria potrà essere misurata, riconosciuta e qualificata come un alleato delle istituzioni nella gestione di un patrimonio che produce reddito”.

La limitazione al numero di notti
Un punto del Ddl genera, però, ancora perplessità nel presidente di Aigab: l’introduzione di una nuova e stringente limitazione, quella del minimum stay a 2 notti. “L’ambito di applicazione - evidenzia Celani - è da approfondire. Sicuramente non si potrà affittare per meno di due notti nei 14 comuni metropolitani. Si fa riferimento poi ai comuni a densità turistica alta e molto alta, nei quali chi vorrà pernottare una notte dovrà andare in hotel, ammesso che ne trovi uno”.

Curiosamente, poi, sarebbero esentate da questa restrizione le famiglie numerose, “identificate come quelle con almeno un genitore e tre figli, che invece potranno sempre dormire una notte nelle case promosse online”. Insomma, su questo punto si deve ancora fare chiarezza. Certamente, però, il minimum stay di due giorni è già migliorativo rispetto alle 5-7 notti richieste da Federalberghi: “È la parte del Ddl che ci piace di meno - conclude Celani -, ma la consideriamo un ‘male accettabile’”.

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