Le prime fatture elettroniche: tra numeri e creatività

È partito finalmente questo anno 2019, che verrà ricordato da tutti come l’anno della fatturazione elettronica (ma speriamo che tra 12 mesi lo ricorderemo per altri e ben più piacevoli eventi).

Per una volta i telegiornali del primo del primo dell’anno non ci raccontano di feriti e vittime da fuochi d’artificio, bensì di coloro che hanno osato chiedere al cassiere del ristorante la fattura una volta terminato il veglione.

E i vari esercizi commerciali si sono sbizzarriti:
- C’è chi comunica misteriosi motivi “tecnici” che impediscono l’emissione della fattura (vedi questa foto)
- così come c’è chi molto semplicemente e brutalmente dal primo gennaio non emetterà più fatture (vedi qui),
- altri, anche punti vendita di grandi multinazionali, affermano di non poter emettere la fattura elettronica (vedi questo cartello di una nota catena),
- mentre altri, molto candidamente, affermano di non essere pronti (e lo rendono noto con questo cartello),
- qualcun altro, invece, si adegua ma chiede un “conquibus” (ovviamente al cliente) per rispettare l’obbligo di legge, come questo benzinaio.

Fino ad arrivare ad una agenzia viaggi che comunica la propria protesta, con una sorta di sciopero: dal 2 al 5 gennaio l’agenzia chiude i propri uffici contro la fatturazione elettronica (forse perché da capodanno all’epifania non si prevedono ingenti volumi di vendita).

Ma come sono andate effettivamente le cose in questi primi giorni?

Innanzitutto un po' di numeri su questo nuovo obbligo:
- tutti i titolari di partita IVA (professionisti, ditte individuali, imprese, ecc.) in Italia sono circa 6 milioni (5.942.985 per l’esattezza),
- tra questi, coloro che sono obbligati alla fatturazione elettronica sono circa 4,5 milioni (gli altri sono esonerati perché contribuenti forfettari),
- il Governo stima un maggior gettito, grazie alla fattura elettronica, di circa 1,9 miliardi di euro (cioè circa 422,00 euro in più da ogni singolo soggetto).

L’Agenzia delle Entrate poi ci comunica che:
- dal 1 al 4 gennaio sono state emesse 2 milioni e ottocentomila fatture elettroniche da parte di 120mila soggetti,
- per il 97% di questi documenti è stata già emessa ricevuta di invio,
- per il restante 3% (quindi circa 90mila fatture) la ricevuta non è stata ancora emessa (dato che il Sistema di Interscambio ha 5 giorni di tempo per emetterla)

I numeri sembrano portare ottimismo, ma dobbiamo ricordarci che la prima vera scadenza sarà il 16 febbraio (per i contribuenti IVA mensili) e il 16 maggio (per i contribuenti IVA trimestrali): a queste prime due scadenze verranno inviate la gran parte delle fatture elettroniche e solo allora potremo avere numeri certi sul funzionamento della procedura.

Ricordo a tutti, infatti, che fino a giugno i termini di invio delle fatture elettroniche sono più “larghi”: per venire incontro alle possibili difficoltà iniziali, infatti, i tempi ristretti di emissione (che sono fissati in 10 giorni) sono differiti al termine di effettuazione della liquidazione IVA del periodo (se mensili: il 16 del mese successivo, se trimestrali, il 16 del secondo mese successivo al trimestre).

Giulio Benedetti – Studio Benedetti Dottori Commercialisti – www.studiobenedetti.euwww.iva74ter.it

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