Patané tra Cina e Italia
Uvet, un gioco da grandi

di Francesco Zucco
02/03/2016
09:10
 

Di questi tempi, nel turismo c’è chi si concentra sull’incoming, chi invece tenta di ampliare la presenza sul territorio, chi esplora le potenzialità delle nuove tecnologie, chi scommette sugli eventi, chi gioca la carta dei resort.

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Poi, c’è chi fa tutto questo insieme. Ed è il caso del gruppo Uvet, ormai diventato una vera e propria galassia attiva in tutto ciò che può essere definito ‘turismo’. Una galassia, appunto, all’interno della quale orbitano 2,5 miliardi di euro di giro d’affari, pronti a diventare 2,6 nel 2016.

Come in una partita a Risiko, esistono due possibili strategie: concentrare le proprie armate su un solo territorio e da lì partire alla conquista del mondo, sferrando il maggior numero possibile di attacchi per volta, oppure distribuire le proprie forze su più territori e procedere un passo dopo l’altro, in contemporanea, su più fronti.

Uvet ha già dimostrato negli anni scorsi di prediligere il secondo approccio. E lo conferma anche in questo 2016.

Tra le principali novità, la joint venture con Zhong Xin Investment, parte del Gruppo Yong Cheng (attivo in diversi settori, dalle televisioni al tour operating), di cui Uvet detiene il 51 per cento e che intende portare in Italia 500mila turisti cinesi nel 2018.

Tra inbound e Mice
Una mossa che affonda le radici nell’esperienza Expo. Che, se non ha arricchito le casse di Uvet (“Sono stato un Expo-ottimista della prima ora - ammette il presidente Luca Patané (nella foto) senza problemi - ma i conti finali sono in perdita”), sicuramente ha contribuito a creare una rete di relazioni dalla quale è nata anche la joint venture cinese.

Ma le new entry per l’anno non si concludono qui. Se da un lato Patanè attacca sul fronte incoming, procede l’offensiva anche su quello degli eventi. "Confido molto nell’apertura del nostro nuovo ufficio a Londra”, prosegue il presidente del gruppo. Aprirà infatti i battenti Uevents Uk, con quartier generale a Londra, dedicato proprio al segmento Mice. Perché c’è ancora spazio per il business degli eventi, “ma per gli italiani che li organizzano all’estero", sottolinea.

Agenzie, acquisizioni in vista
E le agenzie di viaggi? Neanche in questo segmento Uvet vuole restare fermo. E Patané non nega di avere progetti anche su questo fronte. “Siamo in trattative per 2/3 acquisizioni. E la mia speranza è che vadano in porto tutte”. Il che porterebbe la rete di punti vendita a passare da 1.500 a 2.200 entro la fine dell’anno.

Contemporaneamente, Uvet Resorts non vuole restare al palo. E, dopo il Santo Stefano in Sardegna e il Twiga Resort in Kenya, si prepara ad accogliere il Resort Mursia a Pantelleria (per la prossima estate) e il primo Alps Resort. E per il futuro il mirino è puntato su nuove gestioni in Sardegna e a Zanzibar.

Tutto da soli? Sostanzialmente sì. “Alcuni si sono fatti avanti, ma faccio fatica a vedermi con un socio” afferma Patané. E nemmeno la Borsa è una tentazione per Uvet.


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