Lamouche, Accor:
“Ormai la filiera
è resiliente”

“In queste situazioni la domanda che ci poniamo come Gruppo è come possiamo aiutare i nostri proprietari a gestire la situazione ed eventuali cancellazioni, ma la nostra è una filiera resiliente”. Riflettendo sulla crisi in corso in Medio Oriente e nei Paesi del Golfo, Karelle Lamouche, ceo Europe & Northern Africa di Accor, sottolinea come il comparto dell’hospitality, così come l’intera filiera del travel, siano ormai temprati nella gestione delle emergenze.

La pandemia e l’incertezza che ne è seguita hanno insegnato all’industria dei viaggi a reagire con prontezza agli scossoni. “Ormai la filiera è abituata a reagire alla complessità e ricordiamo che l’hospitality è una ‘people industry’, che mette sempre al centro i bisogni delle persone e dei clienti”, ha rimarcato dal palco dell’Itb Berlin.

La centralità dell’ospite ha portato in questi anni il Gruppo a lavorare con grande impegnosul posizionamento mirato dei propri brand e sulla diversificazione dell’offerta, sia in termini di copertura delle destinazioni sia di proposta commerciale, così da garantire soluzioni adeguate ai diversi target e contesti di viaggio. “In questi anni abbiamo lavorato per riposizionare i nostri brand e sul nostro business model per poter affrontare i prossimi 20/30 anni, nonché per assicurarci che i nostri marchi siano sostenibili”, ha spiegato Lamouche,

La manager ha quindi evidenziato come il corretto posizionamento dei brand rappresenti una leva strategica per rispondere alla crescente domanda di personalizzazione da parte del mercato, senza rinunciare alla qualità dei servizi. In questo contesto, Lamouche rivendica anche il valore dell’offerta standardizzata. “Standard vuol dire assicurare all’ospite sicurezza, compliance, servizi di qualità. E questo crea fiducia tra hotel, brand e consumatori. Una volta garantito lo standard, entra in gioco la creatività. Con molti marchi possiamo garantire flessibilità e consinstency”.

Quanto all’AI, la sfida per Lamouche starà nel capire “come saremo capaci di usarla nel marketing e nella personalizzazione, ma dovremo stare attenti a lavorare sulle relazioni, perché siamo un business human based. E non vogliamo - ha concluso - avere strumenti che uniformino l’offerta dei brand, quindi dobbiamo fare molta attenzione”.

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