Il commento del direttore
Remo Vangelista
Una misura che impoverisce le famiglie italiane. È una presa di posizione dura quella di Aigab-Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi, contro il regolamento dell’Unione europea sugli affitti brevi.
“La Commissione Ue - spiega il presidente dell’associazione, Marco Celani - ha scelto di dare una risposta semplice a un problema complesso. I cittadini europei si aspettavano risorse per aumentare l’offerta di alloggi e l’Ue ha scelto, invece, di limitare i diritti delle famiglie sia rispetto agli affitti brevi che alla possibilità di vendere o compare seconde case”.
La misura, aggiunge Celani, scontenta milioni di famiglie “senza avere impatti significativi sui problemi reali. Mancano, in altre parole, evidenze che dimostrino che il regolamento migliorerà l’accessibilità economica o la disponibilità delle abitazioni, mentre il potenziale danno per cittadini, famiglie, imprese e comunità locali è concreto, così come la perdita di posti di lavoro”.
Considerando che il 20% delle abitazioni nell’Ue è vuoto, prosegue Aigab, la priorità dovrebbe essere quella di rendere disponibile l’offerta esistente e incentivare nuove costruzioni. Al contrario, la legge limita le modalità con cui i proprietari possono utilizzare le proprie abitazioni, scoraggiando gli investimenti.
Tornando al caso italiano la possibilità, per i sindaci, di procedere con un ingiustificato divieto generalizzato degli affitti brevi a livello cittadino è, per tutto il mercato, un elemento di grandissima preoccupazione per un comparto che macina risultati di rilievo. Basti pensare, prosegue Aigab, che in Italia solo nel mese di agosto 2026 sono stati registrati 510mila annunci online con regolare Cin, corrispondenti a mezzo milione di famiglie, circa 45mila imprese di property management che impiegano 150mila dipendenti. Decine di migliaia i dipendenti dell’indotto tra pulizie, manutenzioni, costruzioni, architetti, ingegneri, società di software e di servizi di ospitalità.