Il commento del direttore
Remo Vangelista
Nonostante gli attacchi missilistici, la chiusura dello spazio aereo e l’aumento dei costi del carburante in tutto il Medio Oriente Emirates resiste e, anzi, registra ricavi superiori ai livelli dello scorso anno. A dichiararlo è il presidente del vettore, Tim Clark, che intervenendo a Routes World 2026 a Francoforte ha ribadito come la domanda sull’intera rete globale della compagnia aerea sia rimasta solida, prevedendo una significativa ripresa dei viaggi una volta cessate le tensioni regionali. “La domanda per i nostri servizi e i ricavi ottenuti la scorsa settimana - ha aggiunto - sono stati superiori rispetto alla stessa settimana dell’anno scorso e, se non fosse stato per il costo del carburante, saremmo andati ancora meglio”.
La crisi è una sfida
Per Clark, che ha trascorso decenni a gestire i turbolenti scenari geopolitici del Golfo, la crisi attuale rappresenta un’ulteriore sfida per una compagnia il cui modello di business è stato sviluppato proprio in un contesto di instabilità regionale. “Abbiamo fondato Emirates nel 1985, nel bel mezzo della guerra tra Iraq e Iran - ha ricordato, come riporta aviationweek.com -. All’epoca vedevamo navi saltare in aria al largo delle coste di Dubai e degli Emirati Arabi Uniti”. Un’esperienza che ha plasmato l’approccio della compagnia al rischio e alla pianificazione operativa, rendendo chiaro fin dall’inizio che gestire un hub globale a Dubai significava confrontarsi con minacce geopolitiche, sia all’interno della regione che lungo l’intera rete internazionale.
“Gli elementi e le caratteristiche specifiche di ciascuna di queste crisi variano, ma l’effetto finale tende a essere lo stesso” ha osservato Clark, facendo riferimento alla ripresa della domanda di passeggeri che ha sempre fatto seguito a precedenti momenti di crisi, tra cui la crisi finanziaria globale e la pandemia di Covid.
Un ostacolo non indifferente alla ripresa è, tuttavia, il prezzo elevato del petrolio, soprattutto se combinato con rotte più lunghe e la necessità di maggiore carburante di riserva; Clark ha tuttavia ricordato come Emirates abbia già operato in passato in periodi in cui il petrolio ha raggiunto i 140 dollari al barile. “Il costo del carburante è un problema, ne siamo consapevoli. Siamo già arrivati a 140 dollari in passato; la gente se n’è dimenticata” ha osservato.
Le tutele per i clienti
Clark ha poi espresso rammarico per il fatto che diverse compagnie aeree europee non abbiano ancora ripreso i collegamenti con Dubai. “Dubai continua a operare in assoluta normalità ed Emirates sta ottenendo ottimi risultati. Viene quindi da chiedersi perché loro non siano presenti - ha domandato retoricamente -. Dovrei esserne soddisfatto, ma allo stesso tempo credo che questo invii un messaggio sbagliato”.
Per rassicurare i passeggeri che temono di rimanere bloccati all’estero, Emirates ha introdotto ulteriori misure di tutela - definite da Clark come una sorta di ‘assicurazione’ - che includono soggiorni prolungati in hotel e l’organizzazione del rientro a casa dei viaggiatori in caso di interruzioni dei voli. Secondo Clark ciò ha contribuito a ripristinare la fiducia tra i viaggiatori che si spostano per turismo, mentre la domanda dai mercati asiatici, inclusa la Cina, rimane particolarmente solida.