Il commento del direttore
Remo Vangelista
Uno scenario che si è improvvisamente deteriorato e che ha sconvolto i piani del mondo del turismo. Il 2026 ha visto una netta cesura fra il prima e il dopo il 28 febbraio, una data capace di cancellare numeri di crescita a doppia cifra, e trasformarli in crisi improvvise, cambiando le modalità di acquisto dei viaggiatori e stravolgendo il panorama delle mete preferite.
“L’estate è stata in parte diversa da quanto avevamo ipotizzato lo scorso autunno - racconta Mario Vercesi, amministratore delegato di Gattinoni Travel -. Il contesto internazionale, cambiato radicalmente a partire da fine febbraio e aggravatosi per effetto del costo del carburante, ha influito in maniera rilevante sul sentiment del viaggiatore,”.
Per Adriano Apicella, amministratore delegato di Welcome Travel Group, “a sostenere il mercato è stato soprattutto un forte incremento delle prenotazioni sotto data, che ha consentito di registrare risultati positivi nei mesi di giugno e luglio”.
Una tendenza confermata anche da Paola Frigerio, travel, marketing & network director del Gruppo Frigerio: “Il Mice, che prenota in anticipo, non ha avuto scossoni, l’individuale invece si è fermato da marzo e poi si è sviluppato tutto molto sotto data. Non è un problema di voglia di partire: è che il viaggiatore singolo ha aspettato di capire”. Un’estate, dunque, con una grande ripresa sotto data, che però non è stata sufficiente a colmare il blocco di inizio anno: “Abbiamo recuperato nel last minute, cresciuto del 9% sul 2025, ma alla fine siamo a -4% sulle vendite” tira le somme Antimo Russo, direttore network Bluvacanze. “Il dato totale è -3%/-4%, una sostanziale tenuta grazie a un buon recupero rispetto al blocco di marzo - precisa Michele Zucchi amministratore delegato di Euphemia -. Ma il dato interessante è che una quota di clientela si è soprattutto spostata”.
Gli italiani dunque hanno atteso e poi hanno scelto, ma cambiando le priorità.
“Le destinazioni sono state scelte, in generale, con maggiore cautela. In alcuni casi si è trattato di una prudenza quasi eccessiva, che ha finito per penalizzare anche mete non direttamente coinvolte nelle criticità geopolitiche, ma percepite come ‘vicine’ dal punto di vista geografico o culturale”, riassume Vercesi.
Le scelte dei viaggiatori
“I principali driver di scelta sono stati il rapporto qualità-prezzo e la percezione di sicurezza della destinazione - conferma Apicella -. I viaggiatori hanno privilegiato mete considerate stabili sotto il profilo geopolitico e in grado di offrire un’esperienza coerente con il budget disponibile”. Sicurezza e prezzo prima di tutto: questi sono i parametri attuali per la scelta delle vacanze da parte degli italiani.
Lo sottolinea anche Paola Frigerio: “Ha prevalso la percezione di sicurezza, e a seguire il costo. Sul lungo raggio abbiamo venduto Kenya, Zanzibar, Thailandia e Giappone. Vuol dire che il cliente non ha rinunciato a volare lontano, ha rinunciato a stare vicino alle aree coinvolte”.
“Calano il Golfo e le Maldive - evidenzia Zucchi di Euphemia -, crescono Perù, Brasile e Tanzania, anche se in inverno australe. Gli italiani hanno scelto l’estero, non si sono fermati, ma hanno switchato”. E Antimo Russo aggiunge: “C’è stato il ritorno del Sud America, che è sempre stato vantaggioso ma quest’anno è decollato davvero, con la crisi internazionale che ha spinto verso parti del mondo più tranquille e meno legate al conflitto”.