Crisi Medio Oriente:
la flessione vista
dagli hotel italiani

Il conflitto in Medio Oriente pesa sui flussi turistici verso l’Italia e rallenta le prenotazioni per primavera ed estate. Secondo il monitoraggio di Confindustria Alberghi su un campione di strutture associate, il 62% registra un calo delle prenotazioni extra UE con un aumento delle cancellazioni. Il rallentamento colpisce in modo diretto il segmento lusso e le città d’arte, più esposte ai mercati long haul.

Nel dettaglio, il 67% degli hotel 5 stelle e il 65% dei 4 stelle segnala disdette dai mercati internazionali. Venezia, Roma e Firenze guidano la flessione perché risentono della forte esposizione verso i mercati del Medio Oriente — Israele, Emirati Arabi, Arabia Saudita e Kuwait — e dell’Asia, con Cina e Giappone in testa.

Evoluzione incerta

“In questa fase stiamo osservando un temporaneo rallentamento, con una parte della domanda che tende a rinviare le decisioni di viaggio e un mercato che si conferma più prudente, anche nelle dinamiche di prenotazione - dichiara Confindustria Alberghi -. È però ancora presto per valutare con precisione quali potranno essere gli effetti sulle prossime settimane e sull’andamento della stagione, perché l’evoluzione della situazione resta incerta. Proprio per questo è importante mantenere uno sguardo realistico, ma equilibrato: l’Italia continua a essere una destinazione solida e attrattiva, ma sarà necessario monitorare con attenzione l’andamento delle prenotazioni per comprendere meglio gli sviluppi futuri”.

Il quadro pesa anche la crisi del trasporto aereo: oltre 43mila voli cancellati e costi in aumento. Il Wttc ha stimato perdite globali per 600 milioni di euro al giorno. Una pressione che rischia di incidere sulla redditività nel breve periodo.

In questo scenario, sebbene il mercato domestico mostri una tenuta relativa con un incremento delle cancellazioni limitato al 12%, la contrazione dei flussi internazionali pone seri dubbi sulla redditività delle strutture nel breve-medio periodo.

Confindustria Alberghi sottolinea come l’incertezza attuale stia portando a un congelamento delle prenotazioni che si estende anche ad altri mercati chiave come l’Australia, l’Iran e, in misura minore, gli USA, che iniziano a dare segni di contrazione. L’aumento dei costi dei voli, infatti, funge da ulteriore deterrente: i lunghi viaggi verso l’Europa diventano così meno accessibili.

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