Il commento del direttore
Remo Vangelista
Ci sono anche tre destinazioni italiane nella selezione dei 52 ‘Places to Go in 2026’ del New York Times, che come ogni anno stila un elenco di mete da visitare dando spazio, accanto a città più famose, a territori e persino quartieri meno battut. Un approccio che si basa su un’idea di viaggio sempre più legata a trasformazioni culturali, anniversari storici e tutela ambientale. Tre i luoghi italiani presenti, dicevamo: Breuil-Cervinia, Assisi e Genova, che come spiega Repubblica sintetizzano montagna, spiritualità e rinascita culturale.
Breuil-Cervinia, al 18esimo posto nella lista, rappresenta infatti il volto alpino dell’Italia che guarda oltre lo sci, con offerte orientate a un turismo annuale e infrastrutture che puntano sulla sostenibilità. Assisi, 32esima, è invece scelta dal New York Times perché incarna un’idea di viaggio introspettivo, legato alla spiritualità, all’arte medievale e al paesaggio lento.
Genova, al 44esimo posto rappresenta infine un esempio di rinascita urbana, una città che ha imparato a valorizzare il proprio passato marittimo e industriale, puntando su cultura, nuovo waterfront di Levante (una grande riqualificazione parte del progetto complessivo di Renzo Piano, che sta procedendo con diverse fasi e dovrebbe inaugurare nei primi mesi dell’anno) e molto altro.
Ampliando lo sguardo alle altre segnalazioni, al primo posto nell’elenco del New York Times c’è l’America Rivoluzionaria: non una singola destinazione, ma un itinerario a più tappe legato agli anniversari della nascita degli Stati Uniti, nell’anno in cui festeggiano il 250esimo anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza.
In seconda posizione troviamo Varsavia, la capitale della Polonia, viene definita dal New York Times “magnetica”. Tra i motivi per visitare Varsavia nel 2026 c’è la mostra “La questione femminile 1550-2025”, un percorso narrativo con quasi 200 opere che intreccia pittrici rinascimentali e barocche con voci moderne e contemporanee. La cultura è la motivazione centrale anche per la scelta della terza destinazione, Bangkok, che conferma il ruolo delle grandi metropoli come inesauribili laboratori culturali, capaci di reinventarsi ciclicamente.
La classifica valorizza anche le località che danno spazio a un approccio più consapevole con la natura. Al quarto posto c’è, infatti, L’Osa Peninsula in Costa Rica, ma in classifica entrano anche il Ngorongoro Conservation Area in Tanzania, l’Arctic National Wildlife Refuge in Alaska e le Tien Shan Mountains in Kirghizistan. Allo stesso tempo luoghi come la Guyana o il bacino del Río Pastaza in Ecuador segnalano l’attenzione verso aree ancora poco toccate dal turismo globale.