Brexit, le conseguenze per i viaggi in caso di no deal

Al momento sulla Brexit c'è una sola certezza: con o senza accordo, la Gran Bretagna sarà fuori dall’Unione europea a partire dal 29 marzo. In base ai trattati, infatti, due anni dopol’avvio delle procedure dell’Articolo 50 un Paese è fuori dall’Europa. Ma la questione ora si fa sempre più complicata, l’accordo non c’è e il fatto che il Primo ministro Uk Theresa May abbia visto dimettersi 4 ministri del suo Governo nelle ultime 48 ore non fa che alimentare l’incertezza e allungare i tempi per trovare una solida intesa con Bruxelles, rendendo più concreta l'ipotesi di uscita del Regno Unito senza accordo. Uno scenario che avrebbe ripercussioni importanti per l’industria dei viaggi.

Cosa cambia
Dopo il 29 marzo, il vuoto giuridico di un no deal, in particolar modo sul fronte commerciale, potrebbe lasciare a terra i voli tra Gran Bretagna e Ue. Per questo motivo, riporta il Corriere della Sera, c’è chi, come Thomas Cook, è già corso ai ripari. L’operatore ha avvertito che non si assumerà alcuna responsabilità nel casao di cancellazioni o ritardi causati da chiusure dello spazio aereo dopo la Brexit.

Gli spostamenti saranno sempre più difficili e costosi. I passeggeri in transito negli scali Uk potrebbero dover far fronte a lunghe code ai controlli di frontiera e a telefonate internazionali particolarmente costose. La Brexit potrebbe infatti far tornare i costi sul roaming.

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