Match PointGiscard d’Estaing e l’Italia del Club Med

Tutti alla corte del Club Med e del suo presidente Henri Giscard d’Estaing. Una serata a Milano per salutare l’avvio delle prenotazioni per il nuovo resort di Cefalù con la presenza di molti personaggi del settore.

Il presidente, alto, magro, si presenta senza la cravatta d’ordinanza, ma lascia un’impronta di eleganza molto forte che si porta dietro anche la mattina successiva nella lounge bar del Baglioni Hotel di via Senato a Milano.

Circondato dal suo staff (che non lo perde di vista e detta i tempi) in questo incontro di Match Point spiega la filosofia del lusso per il Med. Un target che ormai sembra attrarre la maggior parte del mercato, ma la fascia alta rimane predominio di pochi. Giscard d’Estaing in questa intervista esclusiva con TTG Italia spiega perché il Med resta e resterà ancora a lungo uno dei punti di riferimento del settore.

Presidente, tutti vogliono la fascia alta del mercato per i noti motivi. Perchè i consumatori dovrebbero scegliere ancora il Club Med?
Prima di tutto è fondamentale spiegare che stiamo parlando di una fascia di mercato che negli ultimi anni ha cambiato pelle. Chi sceglie il Med decide di affrontare un’esperienza diversa, fatta non solo di lusso estremo. Noi guardiamo alle famiglie Millennial che chiedono un insieme di servizi. Il Med è ancora la differenza.

Quindi non solo servizi a 5 stelle, ma una lunga serie di attività da ricordare?
Esatto, qualcosa da ricordare, sui social per esempio, un’esperienza più che un viaggio. Noi abbiamo una gamma di proposte molto ampia e diversa da altri. Comunque, è vero che si tratta di un segmento molto competitivo.

Nelle ultime stagioni l’Italia ha giocato un ruolo importante per voi. Prima Pragelato, ora Cefalù e poi arriverete in Laguna. Cosa ci dobbiamo attendere dal vostro sbarco a Venezia?
L’Italia continua a essere una meta adatta alle famiglie e per questo segmento i nostri villaggi sono una forte attrattiva. Venezia è sommersa dai turisti, bisogna mettere in piedi un progetto diverso.

Avete già stabilito quando aprire i battenti?
No, è ancora molto presto. Siamo alla discussione dei progetti. Oggi non posso anticipare date. Serve tempo per stabilire una data precisa.

Un tema dove interviene anche Eyal Amzallag, direttore Sud Europa, che dovrà coordinare i prossimi passi del piano. Entrambi sembrano frenare. Forse in attesa che sia tutto più chiaro a livello burocratico.

Restiamo nei confini nazionali. Il villaggio di Cesana-Sansicario è ormai più che un progetto. Non è preoccupato della vicinanza con l’altra struttura di Pragelato?
Niente affatto, perché non si pesteranno i piedi. Anzi, saremo in grado di offrire una settimana sulla Via Lattea soggiornando in due villaggi diversi. Per la clientela straniera è un plus non indifferente. Stiamo ancora dialogando con il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. Come per Venezia, però, è necessario attendere ancora qualche tempo per avere le idee chiare sulle tempistiche reali.

Abbandonata, invece, l’idea di aprire una struttura Med in Sardegna?
Stagione troppo corta per poter pensare di fare investimenti importanti. Un villaggio in Sardegna non è facile da sostenere sotto il punto di vista finanziario. Non si riesce a destagionalizzare, questo è il vero problema.

Storia tutta diversa per il nuovo resort di Cefalù?
L’investimento è stato veramente pesante (80 milioni di euro n.d.r.) per il primo cinque Tridenti in Europa. Ma come successo in altre destinazioni, come Bali o Punta Cana per esempio, vogliamo creare e sviluppare la destinazione. E tornando al discorso di prima, questo di Cefalù è il vero lusso.

Dopo aver creato il modello del villaggio nel mondo pensa che sia ancora valido anche nei prossimi anni?

Scatta il sorriso e guarda i suoi collaboratori.

Abbiamo tracciato la rotta per il vero all inclusive e siamo ancora oggi il miglior prodotto sulla piazza per il rapporto qualità-prezzo. Noi siamo il villaggio e possiamo solo migliorare…

Le vendite del Club Med passeranno sempre tramite le agenzie di viaggi?
Perché no. A patto che vi sia una reale trasformazione, anzi evoluzione, del ruolo. Le adv possono e devono vendere esperienza. In molti casi hanno una conoscenza del prodotto che può ancora fare la differenza.

Mai pensato di allargare il gruppo acquistando una compagnia aerea?
No, no (risposta evidenziata anche con il gesto delle mani), mai passato per la testa. Una compagnia aerea non avrebbe mai portato valore aggiunto alla nostra attività.

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