Il commento del direttore
Remo Vangelista
Quasi 100 miliardi di euro nei prossimi 10 anni per gli aeroporti europei. È questa la stima che si può fare dei grandi investimenti annunciati quest’anno, per continuare a far svolgere al Vecchio Continente il ruolo di leader dell’aviazione civile mondiale.
Sono infatti decine i grandi progetti per la riqualificazione, il potenziamento o la realizzazione ex novo di grandi hub, annunciati o avviati dai governi europei nel 2026. La sfida è vitale, ovvero mantenere quel ruolo di crocevia dell’aviazione e non perdere connettività, fondamentale anche per lo sviluppo turistico dei territori, a favore di altri hub emergenti.
Un nuovo campanello d’allarme è scattato proprio in questi giorni, con Heathrow che dopo 20 anni (a parte la pausa Covid), ha ceduto lo scettro di aeroporto più trafficato d’Europa a favore di Istanbul. Lo scalo inglese è da tempo saturo, tanto che i suoi slot sono merce rara, ma ora il nuovo governo laburista di Andy Burnham dovrebbe dare il via ad un progetto da 21 miliardi che prevederebbe anche la realizzazione di una terza pista.
Poco più a sud, la Spagna ha varato un piano da 13 miliardi per adeguare i suoi scali alla crescita turistica del Paese. Il progetto prevede tra l’altro il potenziamento di Madrid Barajas, per portarne la capacità a 90 milioni di passeggeri, e il raddoppio di Malaga.
Sono invece 8,2 i miliardi stanziati in Francia per i 2 scali parigini di Charles de Gaulle e Orly, a cui aggiungere i 130 milioni stanziati dal gruppo Mundys per portare a 18 milioni la capacità dell’aeroporto di Nizza. Si tratta dello stesso gruppo, proprietario di Aeroporti di Roma, che ha annunciato il progetto da 9 miliardi per il raddoppio di Fiumicino e la realizzazione di una quarta pista, che dovrebbe essere pronta per il Giubileo del 2033.
Amsterdam Schiphol riceverà invece un restyling da 10 miliardi di euro entro il 2035, necessario a fargli mantenere il ruolo di aeroporto del Nord destinato alle grandi tratte intercontinentali. La Germania, nonostante l’incertezza del suo mercato interno, continua a puntare tutto su Francoforte e, dopo l’inaugurazione del nuovo terminal 3 che ne ha accresciuto la capacità di 19 milioni di passeggeri, sono iniziati i lavori di ristrutturazione anche del terminal 2.
Non solo potenziamento ma anche realizzazione di nuovi scali, che sorgeranno in Europa da Ovest a Est. Il Portogallo, che vuole rimanere la porta d’accesso all’Europa dal Sud America, ha annunciato l’avvio dei lavori per un nuovo aeroporto per Lisbona, capace di muovere 50 milioni di passeggeri, che dovrebbe essere pronto nel 2035.
La Polonia ha invece inaugurato quest’anno i lavori per la realizzazione di un aeroporto tra Varsavia e Lodz, con 30 miliardi di investimento. Operazioni simili, anche se di dimensioni minori, si stanno avviando anche a Bucarest in Romania e a Vilnius, in Lituania, con un progetto firmato dall’archistar Zaha Hadid, che ha già firmato l’aeroporto di Pechino e quello di Bishoftu in Etiopia, il più grande scalo d’Africa, i cui lavori sono iniziati a gennaio di quest’anno.