Il commento del direttore
Remo Vangelista
“C'è spazio per una nuova fase di merger & acquisition nell'industria dell'aviazione? Sì, penso di sì”. Guarda oltre l’emergenza attuale per la crisi del Golfo il segretario del Dipartimento dei Trasporti americano Sean Duffy, che in un’intervista alla Cnbc fa suo quanto precedentemente detto anche dal ceo di Delta Ed Bastian.
Una sorta di deja vu quello che sta emergendo in questi giorni in cui il conflitto in Medio Oriente sta mettendo sotto scacco tutta l’industria del trasporto aereo, tra caro carburante, spazi aerei chiusi e una domanda che inevitabilmente si contrae. E come già successo durante l’emergenza Covid o prima dopo l’attacco alle Torri Gemelle il settore si trova costretto a dovere reagire in fretta, per salvaguardare le casse delle compagnie mentre all’orizzonte non si vedono ancora spiragli certi per una normalizzazione.
Le prime reazioni
I primi movimenti in ordine sparso si sono già visti, in particolare con le prime mosse volte a ridurre gli operativi da parte dei vettori di tutto il mondo, siano essi major o low cost, tagliando là dove i margini sono più ridotti, ma andando anche a colpire, come appena annunciato da Delta per esempio, anche le rotte transatlantiche, paventando una frenata dell’espansione dei business più redditivi. Anche perché al momento resta lo spettro della carenza di carburante, per la quale i contorni sono ancora tutti da definire.
Strade alternative
Ma ci sono anche altre vie che le aerolinee hanno iniziato a percorrere, come nel caso di Qatar Airways che ha deciso di sospendere l’utilizzo dei suoi A380 per almeno due mesi. Motivo? Troppi posti da riempire e consumi troppo elevati rispetto agli aerei di ultima generazione per giustificarne l’utilizzo in questo periodo di emergenza. Oppure l’aumento delle fee sui bagagli in stiva, come hanno già fatto la maggior parte delle compagnie Usa, oppure un nuovo ricarico sulla fuel surcharge, strada percorsa in Europa. Fino all’aumento delle tariffe, stando però attenti a non deprimere troppo la domanda, il cui recupero (Covid insegna) rischia di essere troppo lungo.
Soluzioni tampone, per ora, nelle quali però le compagnie con una soluzione finanziaria più debole rischiano di gettare la spugna, diventando facile preda di gruppi più solidi. In Europa questi movimenti sono già in corso e potrebbero subire un’accelerata, mentre negli Stati Uniti potrebbe riaprirsi una strada del merger che, secondo lo stesso segretario del Dot Duffy, potrebbe anche riguardare fusioni tra big.