Il commento del direttore
Remo Vangelista
“Col Covid abbiamo perso molte delle persone che lavoravano nel turismo, non siamo riusciti a trattenerle tutte e in tanti hanno cercato lavoro in altri settori. Molte delle competenze che avevamo formato si sono disperse e il problema non si è ancora risolto”. Marina Lalli, presidente di Federturismo Confindustria, intervenendo nel corso di un talk all’Istituto Marangoni di Milano ha ricordato così le origini di uno dei grandi nodi dell’hospitality italiana: la carenza di personale qualificato.
Una carenza che si sente ancora più acutamente nel mondo dell’hospitality di lusso: “In quel tipo di ospitalità - ha sottolineato - non si può sbagliare, non ci si può arrangiare, bisogna sapere cosa cerca e vuole il turista”.
La luxury hospitality richiede, dunque, competenze specifiche che vanno oltre gli aspetti tecnici: “Servono capacità relazionali, una profonda comprensione dei contesti culturali e una forte attitudine all’ascolto e all’adattamento” ha aggiunto Lalli.
“A chi consegniamo le chiavi del nostro futuro? - si è chiesto Damiano De Crescenzo, general manager Planetaria Hotels e presidente, all’interno di Assolombarda, del segmento hospitality -. Lo sviluppo dell’hospitality è stato tumultuoso e in alcuni casi non abbiamo avuto il tempo di far crescere le professionalità nei tempi giusti. Servono persone che abbiano competenze trasversali, dalla vendita all’amministrazione, dal food & beverage all’architettura. Servono poi anche i destination manager, che valorizzino e tutelino le località”.
D’accordo con lui Nicola Ciccarelli, vicepresidente di Confindustria Alberghi: “Quella degli alberghi - ha spiegato - viene intesa da sempre come attività famigliare. Oggi, però, il mondo dell’ospitalità è diventato davvero una realtà industriale. Un grande albergo ha centinaia di persone che vi lavorano, è diviso in reparti, ha rappresentanze sindacali, organigrammi con caselle da occupare con i manager. La competizione oggi è molto più forte, il livello di formazione delle persone sale e noi dobbiamo confrontarci con un mercato sempre più globale; questo ci porta a dover essere preparati. Servono figure manageriali negli hotel, ma anche destination manager ed esperti di analisi di flussi. La sinergia tra università e aziende dev’essere costante, continua e vissuta”.
Il nuovo corso triennale
E proprio per rispondere a questo bisogno di nuove professionalità l’Istituto Marangoni Milano, specializzato nella formazione dei professionisti della moda, del design e dell’arte, ha decisp di estendere il proprio know-how alla ricettività d’alta gamma. Nasce dunque il nuovo corso triennale in Luxury Hospitality Experience and Communication, in partenza a settembre 2026. Un percorso che unisce cultura della moda ed esperienza dell’ospitalità.
Il corso punta a formare professionisti capaci di progettare, gestire e comunicare esperienze di lusso, con un approccio concreto e market oriented. Al nuovo BA si affianca il Master in Fashion & Luxury Brand Management for Hospitality, che il prossimo settembre giungerà al suo secondo anno. “Istituto Marangoni Milano - ha commentato Lalli - ha individuato un ambito ancora poco presidiato, rispondendo alla necessità di formare professionisti in grado di comprendere e gestire un turismo di lusso sempre più esigente, con aspettative altamente personalizzate”.