Destagionalizzare e delocalizzare: la visione comune a tutti gli assessori regionali del turismo

Il turismo dell’entroterra e dei piccoli comuni è l’uovo di Colombo, “questi luoghi ci sono sempre stati. Bisognava indicare la strada e renderla una nuova proposta di turismo”, esordisce Luca Lombardi, assessore della Liguria sul palco del terzo Forum del Turismo a Milano. Accanto a lui una decina di colleghi di tutta Italia, “la squadra nazionale del turismo, materia concorrente, sulla quale non ho mai inteso agire da sola”, commenta il ministro Santanchè.

In effetti una squadra, giocoforza, colorata politicamente ma che, a sentir parlare, si trova di fronte alle stesse sfide e risponde con una visione simile, quella proposta proprio dal Forum: far scoprire tutti i luoghi, deviando i flussi da quelli saturi o più maturi.

Nessuno, infatti, sul palco ama usare la parola ‘overtourism’. In primis Roberta Frisoni, assessora dell’Emilia Romagna, che contesta anche la nomina di Rimini a città regina dell’overtourism, “la capacità ricettiva regionale è consistente, forse servirebbero altri parametri. Gli operatori ci chiedono maggiori presenze”. L’Emilia Romagna, continua l’assessora dal palco, ha una strategia in atto per attrarre maggiori numeri dall’estero, turisti con maggiore capacità di spesa, avviandoci sulla strada di un maggior valore economico”, linea sposata anche dalle strategie ministeriali.

Tutti gli assessori, quindi, concordano sul mettere in atto strategie di destagionalizzazione e delocalizzazione, che si innestano, però, su un trend già esistente: “La costa fa il 65% delle nostre presenze”, spiega Daniele D’Amario, sottosegretario con delega al turismo per l’Abruzzo, “ma la crescita delle aree interne è quella che vediamo. E sappiamo che in questi luoghi va sostenuta la micro ricettività, per rendere i borghi destinazioni in grado di accogliere ma rispettando l’equilibrio con i residenti”.

Gli fa eco Sergio Bini, assessore del Friuli Venezia Giulia: “Abbiamo la fortuna di non vivere una pressione turistica particolarmente concentrata su singole località. Dall’altra vediamo che italiani e stranieri cercano fortemente aree più tranquille e periferiche, anche meno costose. Sta a noi crederci e ‘vendere’ questo prodotto”.

Ribadisce il concetto di squadra e di sistema la ‘padrona di casa’, Debora Massari, da poco assessore in Lombardia, “governare la crescita evitando gli squilibri è la sfida per tutti. Così come lavorare sulla qualità, perché la crescita non può arrivare a discapito dei territori. Il turismo del futuro non premierà chi cresce più velocemente ma chi crescerà in modo equilibrato e duraturo”.

Sul palco non si è rimarcato particolarmente il tema della connettività, centrale per muovere flussi verso aree meno servite. Il nodo è stato però sollevato dall’assessore della Sardegna Franco Cuccureddu, che ha sottolineato “la criticità dell’essere disconnessi dal continente. Oggi per volare in Sardegna si parte più facilmente da Barcellona, Madrid o Parigi, perché Ita non partecipa ai nostri bandi. Un problema che non si risolverà fino a quando Ita non tornerà a considerare la Sardegna una regione italiana”. Unica nota provocatoria su un palco che ha mostrato spirito di squadra, nelle differenze di colore politico.

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