Il commento del direttore
Remo Vangelista
Dal 1° novembre Trenitalia interromperà la vendita del Carnet Smart per viaggiare a bordo delle Frecce. La formula, che consente di effettuare 10 viaggi nell’arco di 30 giorni dal lunedì al venerdì, è utilizzata soprattutto da lavoratori e studenti che si spostano frequentemente, ma non necessariamente tutti i giorni della settimana.
La decisione della società del Gruppo FS ha suscitato, perciò, la protesta dei comitati dei pendolari, preoccupati per le ricadute economiche sui viaggiatori che ricorrono al treno con regolarità, senza tuttavia avere la necessità di acquistare un abbonamento mensile.
Per compensare la dismissione dei carnet, Trenitalia ha annunciato una riduzione dei prezzi degli abbonamenti mensili. La misura, ha spiegato l’azienda in una nota riportata dai principali quotidiani nazionali, “si inserisce in un percorso di evoluzione dell’offerta commerciale volto a rispondere alle mutate esigenze di mobilità dei clienti e a un utilizzo più efficiente dei posti disponibili sui treni”.
La questione arriva in Parlamento
Tuttavia, la revisione dell’offerta non sembra rispondere alle esigenze di chi viaggia soltanto alcuni giorni alla settimana. Secondo le stime dei comitati dei pendolari, infatti, l’eliminazione del Carnet Smart e il conseguente acquisto degli abbonamenti mensili potrebbe tradursi per i passeggeri in un aumento significativo della spesa, con rincari che sulla tratta Torino-Milano arriverebbero fino al 126%.
Sulla vicenda è scesa in campo anche la politica. Alleanza Verdi Sinistra e Italia Viva hanno annunciato interrogazioni parlamentari al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, per cercare di trovare un’alternativa più sostenibile per chi viaggia di frequente per lavoro e studio.