Rotondo e il cambio di passo
“Royal Caribbean diventerà
un operatore a 360 gradi”

L’impresa non è semplice, ma Gianni Rotondo ci crede. Royal Caribbean deve e può diventare un player di rilievo nel tour operating. Senza cambiare volto e rimanendo crocierista di livello, però cambiando qualche aspetto del profilo, rafforzando l’offerta. Lo possiamo dire con certezza dopo questa intervista con il manager, che vive tra Roma e Londra. Il tema è ormai in discussione da qualche mese, ma non ha perso vigore perché “in azienda si sente questa voglia di trasformarsi anche in tour operator globale”.

Anche se andando a fondo dei pensieri del manager (vice president Emea per Royal) si intuisce chiaramente che nessuno nella società di navigazione vuole cancellare un pezzo di storia importante.

Rotondo, siete partiti dall’isola privata per arrivare dove?

In prima battuta ci tengo a dire che non abbiamo alcuna intenzione di perdere l’ancoraggio di 60 anni di vita. Credo sia un punto da chiarire bene. Stiamo lavorando su un’idea evolutiva che comprenda anche un certo livello di servizio a terra. Vogliamo arrivare a offrire un pacchetto completo, come si diceva una volta.

Quanto è vero che Costa e Msc si sono avvicinati al vostro prezzo medio?

Rotondo sorride... Noi siamo posizionati su un livello medio-alto e lavoriamo costantemente sulla soddisfazione del cliente. Forse la distanza di prezzo, dico di prezzo, non è più marcata come un tempo. Non esiste più neppure il last minute e questo ha portato al livellamento dei prezzi. Ma Royal Caribbean ha la chiara intenzione di vendere e studiare pacchetti innovativi per questo comparto. Ma dovremo avere la capacità di trasmettere il marchio Royal anche a terra. Ci stiamo lavorando con passione.

Torniamo al tema del tour operating?

Era necessario cambiare mentalità e siamo sulla strada giusta. Vedo un cambio di filosofia interna. Basta pensare alla concessione (di spiaggia) che abbiamo preso a Santorini in Grecia. Così facciamo vivere ai clienti una crociera molto diversa. È un modo di mostrare come cambia, appunto, la nostra filosofia. Cosa che abbiamo già rimarcato con la jv commerciale che comprende 16 alberghi a marchio Sandals.

Cosa servirà per sfondare anche con questa nuova linea di prodotto?

Attenzione al consumatore e formazione molto focalizzata all’evoluzione del prodotto. Per questo lavoreremo a contatto con la distribuzione. Ma dovremo trasmettere la qualità Royal anche a terra, questa è la sfida vera. Senza dubbio nei nostri progetti e nello sviluppo abbiamo pescato sia clienti, sia modalità dei villaggisti. Adesso, anche attraverso le partnership che dicevo prima, vogliamo diventare un operatore a 360 gradi. Non saremo più cruise, ma vacation.

Quindi le agenzie saranno fondamentali in questo processo di cambiamento...

Non vorrei dire cose scontate, ma grazie ai dettaglianti Royal ha mantenuto una crescita regolare e costante sul mercato italiano. Una multinazionale come noi ha capacità di investimento che, in questo caso, indirizzeremo verso la formazione.

Il business plan subirà revisioni alla luce delle tensioni geopolitiche che penalizzano il turismo?

Abbiamo riconfermato per i prossimi 6 anni la produzione di 7 unità, sempre a brand Royal Caribbean. Il mercato non è saturo. Vi sono ancora spazi soprattutto con questa nuova idea e capacità di modellarsi.

Ti è piaciuta questa notizia?
Condividi questo articolo
Iscriviti a TTG Report, la nostra Newsletter quotidiana
Più lette
Oggi
Settimana