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Roberto Gentile,
blogger, editore, esperto di retail turistico, community-manager, head-hunter

4 gravi (e irreparabili) errori, quando si sostiene un colloquio di lavoro

03/03/2016
10:11
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Avere un lavoro (possibilmente sicuro) è una fortuna. Perderlo, un dramma. Cercarne uno nuovo, un’impresa. Come head-hunter, leggo centinaia di CV e sottopongo decine di candidati a interviste. Quando finalmente trovo quei 3 o 4 che mi convincono, li racchiudo in una short-list e li spedisco dall’azienda committente, ovvero dal datore di lavoro. Facendo i debiti scongiuri, perché qui cominciano i guai.

Sostenere un colloquio di lavoro non è per nulla scontato, come molti pensano. Pochi minuti, e sei dentro. Oppure sei fuori, e buonanotte. Ecco quattro errori molto comuni, che sanciscono la defenestrazione del candidato, e una lezione da trarre per ciascuno.

1) L’amicone. Fa il commerciale da anni, ha girato 4 o 5 tour operator e quindi conosce tutti. Quando va in azienda per il colloquio, riconosce uno dei due manager che devono intervistarlo. E - preso dall’entusiasmo - non si trattiene. “Ehi, ma non si ricorda di me?!” ammicca a uno, con sorriso complice “Eravamo insieme in educational, nel 2009 a Ibiza! Ricordi quante ne combinammo?! Beh, possiamo darci del tu, no?!”. Lezione: chi offre lavoro non cerca amicizia su Facebook, ma un manager per la propria azienda: serio e professionale, poche storie.

2) Effetto hostess. Succede solo alle giovani donne manager, tra i 30 e i 40 anni, con carriera in ascesa. Vengono convocate per una buona posizione in un’azienda medio-grande, sanno che a esaminarle sarà il ceo o l’imprenditore, quindi maschio alfa sopra i 50. Si presentano in tacco 12 e tubino nero, stanno da dio, ma l’aspetto seducente distrae la controparte, che pensa (fra sé e sé) che la candidata non va bene come marketing manager, ma come capo-hostess alla prossima convention aziendale farebbe la sua bella figura. Lezione: ci si presenti al colloquio in sobrio tailleur e tacco 5, che vanno sempre bene.

3) Quello che sputa nel piatto dove mangia. La domanda arriva verso la fine, e sembra innocua. “Beh, allora vorrebbe venire da noi” nota il datore di lavoro “Non si trova bene dov’è adesso?” “Ma no, anzi” ribatte ringalluzzito il candidato “Sono in azienda da tanti anni, e mi ci trovo bene. Però adesso il mio capo è il figlio del fondatore, e la figlia ventenne si occupa di marketing. Ho proposto un’operazione da un milione di euro, e me l’hanno bocciata!”. È partito, e chi lo ferma più... “E poi sono tre anni che attendo un aumento di stipendio, e l’ultima campagna fa schifo, e il dir. amministrativo ha una Bmw aziendale, e io vado ancora in giro con una Volvo con su 150mila km...”. La voce è un tono sopra il necessario, lo sguardo cerca la complicità della controparte, che - disgustata - fa finta di non sentire. Lezione: mai parlare male dell’azienda che ti paga oggi lo stipendio, soprattutto con quella che speri te lo paghi domani.

4) “Io?! Ma io non cerco lavoro!!”. Questa è talmente grossa, che si fa fatica a crederci. Candidato per posizione migliore di quella occupata, in una grande azienda in piena crescita. Il candidato vuol far capire che si trova bene dove sta e che al colloquio è venuto più per curiosità, che per altro. Tradotto: “Non cambio per necessità, ma se dovessi venire da voi dovreste farmi una grande offerta!”. “Quindi, se si trova così bene, perché vuol cambiare lavoro?” interroga l’azienda “Io?! Ma io non cerco lavoro!! Cioè, non ne ho proprio bisogno...”. “Ah sì?” ribatte l’azienda “Neanche noi: fuori!!” Lezione: troppo entusiasmo per il nuovo lavoro indica necessità, ma il contrario è peggio.

Tutto quanto è successo veramente. Tutto vero, tutto documentato.  

Ma il peggio è un fuori classifica, accaduto esattamente 48 ore fa. Candidato fuori sede per una bella posizione in azienda milanese in grande sviluppo, sede in pieno centro. L’head-hunter si assicura che il candidato fuori sede controlli per tempo l’indirizzo e arrivi puntualmente, perché fare tardi al primo colloquio di lavoro semplicemente NON SI FA. E invita il candidato fuori sede a mandare un sms / Whatsapp, se succedesse qualcosa. Come va a finire? Che il candidato fuori sede si aggira alla disperata ricerca di un parcheggio, l’azienda lo chiama 20 minuti dopo l’orario previsto e lui risponde affannato: “Sto parcheggiando, solo due minuti!!” e si presenta con mezz’ora di ritardo, accampando uno “Scusate, siamo in centro a Milano, non pensavo fosse così difficile trovare un parcheggio!”. Alla stupidità, perché di questa si tratta, non c’è mai limite.

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