Il commento del direttore
Remo Vangelista
Se cercate la tana del Bianconiglio di Alice, andate a Firenze.
Ma anche se cercate la tenda da campeggio di Harry Potter, l’astronave del Dottor Who o, volendo, Narnia.
Se cercate la magia, andate a Firenze.
Più in specifico, al civico 20 della via di Mezzo (che non c’entra nulla con la terra di Mezzo del Signore degli Anelli, ma, tutto sommato, potrebbe anche essere).
Lì, una piccola porta su casa rossa con il numero 1564 inciso sopra vi aprirà l’accesso ad altri mondi, sorprendenti e inaspettati.
È questo l’effetto che fa The James Suite Hotel 1564 di Firenze, boutique hotel di sole 14 camere che ha debuttato nel luglio scorso: un wow effect ripetuto e continuo, un viaggio nel viaggio, con buona pace della ‘casa lontana da casa’ che va tanto di moda.
The James non è casa: è un set cinematografico, un museo, un’esperienza a sé.
Voluto e progettato nei minimi dettaglia da James Cavagnari, designer a cui si devono oltre 200 boutique Ferragamo nel mondo, il palazzo, che ospitava un hotel 4 stelle gestito dai genitori, si è trasformato in un rifugio che fonde il patrimonio inglese con il fascino toscano.
Fin dalla location: a 5 minuti a piedi dal Duomo di Santa Maria del Fiore, eppure come in un altro luogo, lontano dalle folle di turisti, in una versione più vera, più quotidiana della città, più umana persino.
Poi si entra, e alla mente si affacciano le immagini delle ville di Pompei, o della casa di Livia a Roma: pareti e soffitti dipinti, un finto giardino di piante rampicanti e uccellini, poltrone e divani dalle linee materiche, legno, tessuti, pelle.
Attraverso un piccolo archetto si passa al 1564 Lounge Bar, dove un camino e un lampadario rosa si contendono lo sguardo, in un ambiente in legno naturale, pavimenti artigianali, dettagli in ottone e tonalità terrose. Altro archetto: il lounge bar si illumina di luce naturale: specchiere e tavolini dalle sedie in velluto rosa e verde accolgono i pensieri.
Si va oltre: un giardino d’inverno ospita il ristorante e trasporta in un altro dove, dalle atmosfere marocchineggianti, le sedie di paglia e piante verdi rigogliose.
La struttura si svela poco a poco, attraverso scalette e corridoi ad angolo acuto, piccole nicchie preziose piene di oggetti, archi ed archetti che accedono ad altre scale e piani e tramezzi. Le 14 camere sono, ovviamente, tutte differenti: ogni suite è stata progettata con cura, utilizzando materiali raffinati, luci soffuse e dettagli accuratamente selezionati che creano spazi al contempo teatrali e profondamente personali. Velluti pregiati, ceramiche lucide, opere d'arte contemporanea e arredi vintage si combinano per trasformare ogni stanza in un palcoscenico vivente.
Lì un letto a baldacchino, là un divano a conchiglia di un verde mare. Lampade a goccia, anni Venti con anni Cinquanta, quadri antichi, poster contemporanei, il tutto riunito in un ecclettismo armonico, stordente e nello stesso tempo leggero, sorridente.
In cima a tutto, un piccolo terrazzo: la cupola del Duomo si intravvede a stento fra le righe dei divani rossi e rosa e a dominare è il silenzio.
Si esce come trasformati: Manuela Compagnino, la resident manager che, come Beatrice in paradiso, ci ha accompagnati in questo viaggio avventuroso, saluta.
Si torna sulla terra. Si riapre Firenze.