Il commento del direttore
Remo Vangelista
Bilancio 2025 convincente, previsioni di traffico ancora positive ma allo stesso tempo due nodi ancora da sciogliere e che sono destinati a incidere in maniera pesante sui costi delle compagnie aeree e, di conseguenza, su margini già esigui per il comparto. Viaggia su questi binari la fotografia del settore effettuata dalla Iata, un quadro tra luci e ombre che però nel complesso mettono in mostra un’industria che continua a rappresentare un punto fondamentale per l’economia mondiale.
“La redditività rappresenta ancora una sfida importante per il nostro settore – spiega il ceo Willie Walsh -. Per il 2025 prevediamo che la redditività sarà appena inferiore ai 40 miliardi di dollari, con un margine netto del 3,9%. E per il 2026 vediamo un aumento della redditività netta a 41 miliardi di dollari. Ma ciò rappresenta comunque un margine netto ridottissimo del 3,9% o un margine operativo del 6,9%”. Un concetto che lo stesso manager aveva sintetizzato, con non poca ironia, dicendo come Apple in percentuale guadagna di più con una sola cover.
Le radici del problema
Un male che trova la sua radice alla voce costi, considerando che i fatturati continuano ad aumentare: spese che ogni anno si moltiplicano e ogni anno devono confrontarsi con nuove sfide. E due sono quelle che ‘spaventano’ per il prossimo futuro: i problemi della supply chain e gli investimenti per l’obiettivo net zero sui consumi e quindi sull’impatto ambientale.
Per il primo punto Walsh dice: “Dalla ripresa dal Covid, purtroppo, questa interruzione continua ad avere un impatto importante. Abbiamo commissionato un rapporto lo scorso anno che stima che i costi aggiuntivi sostenuti dall'industria aerea superassero gli 11 miliardi di dollari, di cui due terzi derivano da costi aggiuntivi di carburante e manutenzione, poiché il settore gestisce una flotta che, in media, è più vecchia di due anni rispetto alla media a lungo termine a causa dei ritardi nella consegna di nuovi aerei. Purtroppo, vediamo che questa interruzione continuerà ancora per un po' di tempo”.
Net zero
Ma un peso decisamente maggiore è destinato ad avere il tema ambientale legato alle emissioni e alla necessità di passare a carburanti sempre più sostenibili. Prosegue il ceo Iata: “Stimiamo, basandoci sui prezzi attuali per le unità idonee ai sensi del piano Icao Corsia, che l'industria aerea dovrà affrontare costi aggiuntivi di circa 60 miliardi di dollari fino al 2035 per rispettare i nostri obblighi”. Sono ovviamente previsti finanziamenti per supportare i vettori. Ma c’è un altro ostacolo: “Purtroppo, non stiamo facendo progressi sufficienti sul carburante per aviazione sostenibile. La produzione SAF ha raggiunto 1,9 milioni di tonnellate nel 2025, rappresentando solo lo 0,6% del consumo totale di carburante per jet. E questa è una revisione al ribasso rispetto alle nostre stime precedenti. Purtroppo, la produzione pianificata è fallita”. Chiuso definitivamente il capitolo Covid si aprono quindi nuove sfide.