Il grido delle low cost:ora vogliamo ripartire

I vettori low cost fanno quadrato. E uniscono le forze per tornare nei cieli della Penisola. Blue Air, easyJet, Norwegian, Ryanair, Volotea e Vueling hanno dato vita a una nuova associazione italiana delle compagnie low fare, scegliendo un nome che chiarisce perfettamente gli obiettivi: ‘Voliamo per l’Italia’.

I vettori, che rappresentano oltre la metà del traffico italiano corto raggio, hanno deciso di unirsi per affrontare le difficoltà legate all’emergenza Covid-19 per sostenere l’industria.

“In particolare - si legge nella nota con cui si annuncia la nascita di ‘Voliamo per l’Italia’ -, l’associazione si concentrerà sulle sfide e sulle opportunità esistenti per ripristinare la competitività del trasporto aereo italiano. Lo scopo sará di assicurare che il trasporto aereo possa giocare un ruolo fondamentale nello stimolare l’economia italiana continuando a creare migliaia di posti di lavoro e aumentando il Pil del paese, assicurando così che il danno sofferto dall’Italia per il Covid-19 sia temporaneo e di breve durata”.

Una questione di tariffe
Uno dei punti fondamentali è quello dei prezzi: un elemento particolarmente a rischio nei prossimi mesi, anche in relazione agli annunci su possibili nuove norme per i vettori e sugli ulteriori costi che potrebbero derivare da norme igieniche e distanziamento (con conseguente riduzione del load factor.

Nel comunicato, l’associazione sottolinea come l’avvento delle low cost abbia contribuito in maniera determinate all’aumento del traffico aereo, evidenziando anche i benefici per il turismo e l’occupazione in generale.

Uno dei punti da affrontare è quello di contratti di lavoro. A questo proposito l’associazione sottolinea: “Le compagnie associate applicano contratti di lavoro di diritto Italiano al proprio personale di volo e la maggior parte ha stipulato contratti collettivi con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative nelle rispettive compagnie, i quali sono compatibili con le proprie esigenze operative ed il proprio modello di business. Le compagnie low cost non sono infatti rappresentate da alcuna associazione datoriale e e non considerano quindi direttamente applicabili i contratti collettivi di lavoro da queste stipulate”.

L’associazione ora vuole stimolare la ripresa dei collegamenti, anche per il rilancio del turismo.

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