Il valore della gastronomia per Relais & Châteaux, spiegato dal presidente Laurent Gardinier

“Non c’è città al mondo senza un ristorante italiano e credo sia un caso unico”, esordisce così Laurent Gardinier, presidente dell'associazione Relais & Châteaux, quando gli viene chiesto di commentare, da francese, l’influenza della cucina italiana. E lo fa con garbo e accuratezza, intervistato in occasione della serata a Milano “Il gusto dell’incontro”, durante la quale si sono presentate alla stampa alcune delle 51 strutture italiane membri Relais & Châteaux.

“Vent’anni fa gli chef d’alta gamma volevano solo avere il tartufo tutto l’anno, mentre oggi la cucina, anche dentro gli hotel, per gli ospiti deve essere uno strumento per conoscere l’identità del territorio”, ha proseguito, “da sempre questo è parte del dna di Relais & Châteaux, dove ogni proprietà è diversa dall’altra e le strutture tutelano la propria comunità con ogni scelta, dall’architettura alle modalità di approvvigionamento della gastronomia”.

Lo spirito Relais & Châteaux

Le strutture del gruppo (580 in tutto il mondo tra ristoranti e hotel), che siano una hacienda in Argentina o un ryokan in Giappone, prosegue Gardinier, “hanno in comune i massimi livelli dell’accoglienza, niente che abbia a che fare con i prezzi, ma con lo spirito di essere presenti per i propri ospiti in modo unico e distintivo. In tutti e 65 i Paesi dei membri troviamo valori condivisi, di orgoglio, impegno, cura nel creare esperienze uniche”.

“Negli ultimi anni questa filosofia Relais & Châteaux ha reso gli hotel la risposta migliore alla nuova domanda del viaggio, non più un lusso tangibile, coi marmi nei bagni, ma un lusso di rituali e accoglienza. Spesso i proprietari stessi sono presenti in struttura, quindi è un modo completamente diverso di vivere il mestiere dell’hospitality rispetto a un grande brand, che magari assume anche i migliori interior designer, ma non può offrire agli ospiti lo stesso tipo di connessione con un luogo”, ha chiosato il presidente.

Il ruolo della cucina nell’offerta

“Riguardo al cibo, poi, mi sento di aggiungere che il problema dell’alta cucina oggi è creare esperienze sulla base dell’aspetto, per piatti esteticamente instagrammabili, ma tutti uguali. Dentro una cucina Relais & Châteaux c’è molto di più, soprattutto stagionalità e promozione del territorio. Spesso per gli hotel il food & beverage diventa un servizio obbligatorio da offrire, mentre noi abbiamo la visione opposta perché è parte integrante dell’offerta. È difficile, perché hai sicuramente un margine minore di guadagno, eppure a livello globale il f&b conta per la metà delle nostre vendite”, ha concluso Gardinier.

Ad applaudirlo erano presenti alcune delle migliori strutture parte del network italiano, dall’Alto Adige con Terra The Magic Place (della famiglia Schneider-Manfredi), alla Costiera con Il San Pietro di Positano (dei fratelli Carlo e Vito Cinque) passando per Palazzo Ripetta a Roma (Gruppo Ginobbi).

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