Il commento del direttore
Remo Vangelista
Si aggrava di ora in ora il bilancio della catastrofe che ha colpito la zona al confine tra Nepal e Tibet, con interi villaggi spazzati via da un’immensa onda di acqua, fango e rocce. Discordanti i numeri dei dispersi, che sembrano però essere oltre 1500, mentre si sta cercando di fare chiarezza sulla causa del fenomeno, inizialmente identificata con un sisma.
Ora, invece, si fa strada l’ipotesi che la megafrana sia stata causata da un ghiacciaio che si è spezzato in due per le temperature elevate. La massa di ghiaccio è scivolata in basso provocando una valanga che ha bloccato il corso del fiume Bhote Koshi. Uno degli effetti catastrofici del surriscaldamento globale su una delle regioni più fragili del pianeta.
Tra i dispersi il gruppo più numeroso è costituito da più di cento indiani, che facevano parte di un insieme di pellegrini. Segnalati come dispersi, al momento, 466 stranieri da 26 Paesi. Dei 90 italiani registrati dalla Farnesina in Nepal o in Tibet solo due erano nell’area colpita dall’inondazione. Per fortuna, spiega corriere.it, erano in una posizione elevata con la loro guida e non sono stati feriti. Si sta cercando di evacuarli, anche se le operazioni di recupero procedono a rilento.
Il sito viaggiaresicuri.it segnala come, a seguito delle alluvioni registratesi in Nepal, le autorità del Paese raccomandino di limitare gli spostamenti non necessari nelle zone interessate “in particolare - spiega la nota del sito della Farnesina - i distretti di Rasuwa, Nuwakot, Dhading, Gorkha e Chitwan. La situazione - aggiunge - è in continua evoluzione e non si può escludere l’interessamento di altre aree del Paese”.
“Ai connazionali presenti o in viaggio nelle aree interessate - consiglia ancora il ministero - si raccomanda di esercitare la massima prudenza, di restare costantemente informati e di attenersi scrupolosamente alle indicazioni delle autorità locali”.