Wtm, i ministri a confronto
Le strategie per il turismo

Accrescere le sinergie tra pubblico, privato e comunità locali per costruire un’industria turistica globale solida e resiliente, capace di adattarsi alle molteplici sfide dell’epoca contemporanea: dall’emergenza climatica all’avanzata delle tecnologie AI based. È questa la rotta tracciata dal Ministers’ Meeting, l’appuntamento del Wtm London che ogni anno riunisce i ministri del Turismo di tutto il mondo per delineare strategie di sviluppo e riflettere sulle le variabili che influenzano il travel internazionale.

Punto di partenza per la costruzione di un’industria resiliente deve essere la programmazione, come sottolineato da Gajendra Singh Shekhawat, ministro del Turismo dell’India, Paese in cui l’economia turistica è in forte espansione. “Il settore ha dimostrato grande capacità di resistenza soprattutto dopo la pandemia, ma non possiamo chiudere gli occhi di fronte alle sfide imposte dall’AI e dall’instabilità internazionale - ha affermato -. Bisogna pianificare le strategie per consentire alle aziende di rispondere ai cambiamenti. La resilienza del turismo è legata alla resilienza degli stakeholder”.

In questo scenario assumono un ruolo cruciale sia l’adozione di un quadro regolamentare condiviso a livello internazionale, sia la presenza di una regia sovranazionale, in grado di supportare i governi nella definizione di strategie mirate ed efficaci. Un fronte sul quale Un Tourism sta concentrando i propri sforzi. “Cuore del nostro mandato è sostenere i governi affinché aiutino i soggetti privati a realizzare i loro progetti - ha rimarcato la segretaria generale Shaikha Al Nuwais -. Stiamo cercando fornire ai ministri del Turismo tutta l’expertise necessaria per aiutare gli operatori e far progredire l’industria, a renderla più forte e resiliente. Stiamo inoltre lavorando a un programma di tourism intelligence, volto a fornire ai singoli Stati dati più accurati e mirati, per pianificare in modo più mirato le politiche turistiche”.

Tuttavia, è necessario che i Governi sappiano delegare maggiori competenze ai territori, mettendo gli enti locali nelle condizioni di sviluppare un’offerta realmente sostenibile, in grado di generare benefici per le economie e le comunità di riferimento. Un tema particolarmente sentito dal ministro britannico Stephanie Peacock: “È importante che ogni singolo ministero lavori per conferire più poteri agli enti locali, consentendo loro di recuperare risorse in autonomia e di investirle nello sviluppo delle infrastrutture realmente necessarie”.

Del resto, ogni destinazione presenta esigenze specifiche e necessita quindi di strategie calibrate sul proprio contesto. Un esempio arriva dalla Croazia, che, come illustrato dal ministro del Turismo Tonči Glavina, sta “studiando le singole necessità dei territori, con il supporto delle università e degli istituti di ricerca”. Una rotta seguita anche dalla Grecia, che sta lavorando anche “con associazioni e istituzioni locali, perché il turismo serve a tutti”, ha asserito il ministro Olga Kefalogianni.

I cambiamenti climatici

Adattare le strategie alle caratteristiche dei singoli territori significa anche considerare gli effetti dei cambiamenti climatici e la diversa esposizione delle destinazioni agli eventi estremi. In questo ambito, una prova di resilienza arriva dal Nepal, recentemente colpito da gravi alluvioni che hanno messo in ginocchio diversi villaggi. “Il nostro turismo fa leva sulla flora e sulla fauna locali, perciò il nostro principale problema durante l’emergenza è proteggere il nostro patrimonio” ha spiegato il ministro Khadak Raj Paudel, sottolineando il ruolo determinante della coesione sociale nella gestione dell’emergenza: “Abbiamo usato la nostra capacità di fare comunità per salvare gli animali e il nostro patrimonio naturale ed è stata cruciale anche la collaborazione tra pubblico e privato”.

Il cambiamento climatico impone, dunque, una crescente condivisione di esperienze e soluzioni anche tra i diversi Paesi. A sottolinearlo è Barbara Rwodzi, ministro del Turismo dello Zimbabwe, che lancia un appello ai colleghi: “Dobbiamo condividere le informazioni, per capire come gli altri Paesi stanno affrontando il tema. Nel nostro caso, la domanda che ci poniamo riguarda le risorse idriche: come possiamo mantenere le nostre maggiori ricchezze, ovvero la flora e la fauna locale, e allo stesso tempo le strutture ricettive. Abbiamo realizzato dighe, consapevoli che i cambiamenti climatici ci metteranno a dura prova, e vogliamo sapere cosa sta accadendo nelle altre parti del mondo per trovare nuove soluzioni”.

Intercettare le evoluzioni della domanda

Un’industria resiliente è anche un’industria che sa rispondere alle evoluzioni della domanda. La crescente richiesta per esperienze di valore impone un cambio di passo in termini di offerta. C’è bisogno di proposte di qualità. Un investimento che può tradursi in ricadute economiche significative, come evidenziato da Gloria Guevara, ceo del Wttc: “Misurando il settore negli ultimi 5 anni abbiamo capito che la qualità è più importante della quantità. Bisogna riuscire a garantire esperienze che possano supportare la spesa in destination, una leva di crescita fortissima. Un esempio di successo viene dalla Spagna, diventato primo Paese non per arrivi, bensì per spesa. E questo ha comportato un ritorno più forte del 50% rispetto al Paese che detiene il primato per numero di arrivi”.

Questo cambio di approccio orientato alla qualità non può prescindere dalla transizione digitale e dall’integrazione delle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale. In questo campo, un esempio lungimirante arriva dal ministro del Turismo della Sierra Leone, Nabeela Farida Tunis: “Abbiamo sviluppato Wakabot, un chatbot che aiuta i viaggiatori domestici a mappare il loro viaggio e i turisti stranieri a conoscere meglio il Paese e a entrare in contatto con la vera cultura locale, perché il turismo deve coinvolgere tutti”.

Rendere le comunità parte del processo è un tassello imprescindibile per costruire un modello di sviluppo turistico inclusivo, soprattutto nei mercati emergenti, dove non sempre le comunità sono pienamente consapevoli delle opportunità che il comparto può generare. Lo Zimbabwe sta, perciò, coinvolgendo gli agricoltori nella realizzazione di esperienze gastronomiche che possano attrarre nuovi flussi; nonché scommettendo sulla formazione delle nuove generazioni, coinvolgendo scuole e università nella definizione delle strategie future e nella costruzione di opportunità professionali nei settori dell’ospitalità e dell’accoglienza.

È dunque attraverso una visione di lungo periodo, capace di integrare sostenibilità e innovazione, collaborazione istituzionale e partecipazione delle comunità, che il turismo può rafforzare la propria capacità di affrontare le sfide future. Un approccio che deve necessariamente guardare oltre i risultati immediati, perché come affermato dal ministro croato, “il turismo non è fatto solo di numeri”. “Bisogna pensare in ottica rigenerativa - ha suggerito il ministro indiano Shekhawat -, perché bisogna pensare oggi a quali risorse lasceremo alle generazioni future”.

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