Viaggi di lusso nell’era Covid:
cosa vogliono i clienti up level

di Cristina Peroglio
23/09/2020
08:30
 

Privacy e privatizzazione, qualità e natura incontaminata, prodotti locali e sicurezza. E, se possibile, evitare di prendere l’aereo. Il viaggiatore High Net Worth dell’autunno 2020 non è più uguale a nulla di quanto si conosceva: sono cambiati i modi di percepire il viaggio e le necessità a cui rispondere.

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Per la prima volta sembra che molti viaggiatori di lusso stiano mettendo in discussione i loro consumi: in alcuni casi si stanno muovendo verso nuovi concetti e opzioni per salvaguardare sia la loro salute che le loro finanze. Lo dice il Global Heatmap realizzato da Altiant per Iltm, che sonda i desideri dei consumatori up e upper level.

La necessità di viaggiare
Malgrado tutto, il periodo di lockdown che ha interessato un po’ tutto il mondo in momenti diversi ha ‘lavorato a favore’ del viaggio: i beni di lusso, quando tutti sono stati chiusi in casa, hanno iniziato a essere percepiti come non necessari, mentre il viaggiare e le esperienze che si possono fare in giro per il mondo hanno assunto una maggiore importanza.

Tanto è vero che nell’indagine realizzata il 36% degli intervistati sottolinea il desiderio di tornare a spendere in viaggi internazionali nel momento in cui verranno abolite le restrizioni.

Privacy, natura e casa
Per il momento, però, la vacanza dei sogni è vicina a casa, possibilmente nella natura lontana da tutti e con i servizi il più possibile privatizzati. Il 20% del panel, infatti, sottolinea il desiderio di voler utilizzare auto private con autista per i suoi spostamenti, e il 17% pensa di incrementare il budget per yacht privati, elicotteri o jet.

Anche per quanto riguarda hotel e resort, la privatizzazione è la chiave di volta: il 43% degli intervistati considera l’occupazione minima delle strutture come vincolante per garantire il massimo comfort.

La paura di volare
Resta alta la resistenza nei confronti dell’utilizzo degli aerei: il 45% del panel evidenzia che è deciso a prenotare meno voli a lungo raggio, e il 39% ha difficoltà anche sui voli a corto raggio. Emerge come la paura di incorrere in incidenti come la cancellazione del volo o l’essere sottoposti a improvvisi cambiamenti di livelli di sicurezza da parte degli Stati sia un elemento ancora più incisivo rispetto alla preoccupazione del contagio nel rallentare le prenotazioni sui voli.

Il ruolo della travel industry
Ecco quindi che il ruolo principale di agenti di viaggi, vettori e ricettivo diventa quello di tranquillizzare il turista e offrirgli un sistema di sicurezza che permetta di affrontare il viaggio in assoluta tranquillità.


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