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Roberto Gentile, editore, blogger, consulente, head-hunter

Nel tour operating fusioni e acquisizioni, ma manca la narrazione (cioè lo storytelling)

25/05/2018
12:10
 

Uvet controlla Settemari, Eden confluirà in Alpitour, Best Tours acquisisce Metamondo: sono solo alcune delle più rilevanti operazioni di M&A realizzatesi ultimamente nel tour operating italiano. Settore, lo ricordo, devastato dalla crisi e dalla disintermediazione, visto che il “pacchettizzato” leisure, che valeva 7 miliardi e mezzo di euro meno di dieci anni fa, oggi è dimezzato.   

È successo in altre industry (si pensi solo al commercio al dettaglio versus Amazon), quindi è plausibile che brand storici, senza citare i soliti Ventaglio e le tristi vicende Valtur, escano di scena. Come è giusto che marchi più piccoli, magari mono-prodotto, finiscano nel portafoglio di imprese più grandi: Utat o Swan Tour, i Viaggi del Turchese o Press Tours, tanto per citarne qualcuno.

Il fatto è che, quando un tour operator passa di mano, perde anche parte della sua storia, del suo patrimonio, del suo percepito sul mercato. La Settemari di oggi è altro rispetto alla Settemari del sig. Roci. Swan Tour non sarà più la stessa, senza il segno di Georges Adly Zaki. Perché sono imprenditori come Roci e Adly Zaki a rendere uniche le imprese che hanno fondato, a rappresentarle di fronte al mercato, ai media, ai fornitori, ovvero a creare - come si usa oggi - uno storytelling. Senza di loro, Settemari e Swan Tour saranno senz’altro gestite meglio e in maniera più moderna, ma diventeranno un’altra cosa.

Peraltro, tour operator di più recente fondazione e in sensibile crescita fanno fatica a crearsi una propria narrazione, ovvero qualcosa che li caratterizzi rispetto ad altri. Ne cito solo due: TH Resorts e Bluserena, imprese sane e condotte con mano ferma dai fondatori, dei quali però solo da poco cominciamo a conoscere i volti, i gusti, le caratteristiche peculiari.

So che il paragone può sembrare eccessivo, ma Graziano Debellini e Silvio Maresca dovrebbero ispirarsi al neo-premier Giuseppe Conte: presentarsi su un palco, prendere la parola e esordire con un: “Buongiorno, ora vi spiego chi sono, cosa penso del mercato e cosa farò della mia azienda”. In platea, silenzio, si ascolta.


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