Il commento del direttore
Remo Vangelista
Un fatturato che varcherà la soglia di 1000 miliardi di dollari nel 2026: queste le previsioni globali per le compagnie aeree, anche se non è tutto oro quello che luccica. L’aumento dei ricavi riflette sicuramente una crescita sostenuta della domanda, ma non andrà di pari passo con tariffe più economiche, che rimarranno tendenzialmente alte anche nell’anno che va a iniziare. Notizia negativa per tutto il trade, che si trova a dover assorbire questi costi all’interno dei propri prodotti cercando di rimanere competitivo (l’advance booking resta uno degli strumenti per trovare tariffe migliori).
Questa la sintesi fatta dal Sole 24 Ore in un articolo del 2 gennaio, che va a sintetizzare alcuni dati sul mondo dell’aviazione di cui si parla spesso. Il traffico turistico aumenta sui voli, anche sul lungo raggio, ma il nodo rimangono gli aeromobili non sufficienti, perché in ritardo sulle consegne da parte di Airbus e Boeing o perché messi a terra in manutenzione. Un problema, quello della carenza di macchine, che non è destinato a risolversi nel giro di pochi mesi.
Come aveva già sottolineato Iata, tuttavia, anche se le tariffe rimangono sopra i livelli pre-Covid, i margini di utile per i vettori restano tutto sommati bassi, a causa di costi elevati del personale, dei carburanti, delle tasse. Willie Walsh, direttore generale di Iata, aveva dichiarato poche settimane fa: “I margini a livello industriale sono ancora una miseria, se consideriamo il valore che le compagnie aeree creano collegando persone ed economie. Eppure Apple guadagnerà di più vendendo una custodia per iPhone rispetto ai 7,90 dollari che le compagnie aeree otterranno trasportando il passeggero medio”.
Dati positivi per l’Europa
Il traffico internazionale verso l’Europa è previsto in crescita del 4%, a beneficio anche dell’Italia, che viene data come meta favorita da molti, con una crescita in particolare degli aeroporti minori. Tuttavia, gli analisti di Bernstein, ripresi dal Sole 24 Ore, hanno calcolato che nell'estate 2025 le compagnie aeree europee hanno operato con 903 aeromobili a lungo raggio, con un aumento solo del 2% rispetto al 2019. Il motivo rimane l’offerta limitata di posti già citata.
Sul mercato europeo interno la crescita resta sopra ai livelli pre-Covid: nell'estate 2025 i posti disponibili per gli aerei dedicati al medio e corto raggio sono aumentati del 4,2% in un anno.
Punto interrogativo sugli Stati Uniti
Un’incognita, invece, gli Stati Uniti, come scrive sempre il quotidiano finanziario: “Una prospettiva cauta peri viaggi verso gli Stati Uniti, la rotta più profittevole perle compagnie aeree, è dovuta all'incertezza sulla politica americana sull'immigrazione che potrebbe frenare la crescita, complicandola pianificazione della capacità transatlantica, proprio mentre il Paese si prepara a ospitare importanti eventi sportivi internazionali”. Si attende, infatti, di capire l’impatto dei mondiali di calcio che inizieranno il prossimo 11 giugno negli Usa e, in minima parte, in Messico e Canada.
Nei prossimi mesi alcuni nuovi collegamenti diretti con l’Italia, come il Roma-Houston di Ita, sembrerebbero però sovvertire queste previsioni incerte.