Pierluigi Di Palma
e la terapia rock
alla guida dell’Enac

“Oggi, lo sottolineo, il trasporto aereo funziona, quello che c’è intorno molto meno”. È un Pierluigi Di Palma a briglia sciolta quello che parla ad un mese dalla scadenza del suo mandato da presidente di Enac. “È la prima volta che compio un mandato pieno”, commenta sorridendo.

Arrivato alla guida dell’ente in piena crisi covid, scelse subito la linea keynesiana di sostegno al settore: “Eravamo a zero. Ho chiesto di sostenere la forza lavoro del settore che è il vero cuore del trasporto aereo, e quando il turismo è ripartito impetuoso, noi eravamo ancora in corsa, altri Paesi no. Fu la mia terapia rock, e ci ha fatto passare da 50 a 230 milioni di passeggeri”.

Ora la svolta

Ma ora l’Italia necessità di una svolta: “Dobbiamo realizzare infrastrutture, abbiamo circa un miliardo di investimenti da fare. Noi siamo stati esclusi dal Pnrr per pura visione ideologica. Ora servono aeroporti capaci di accogliere i 300 milioni che sono previsti in futuro. Ma i tempi autorizzativi per realizzare le opere sono troppo lunghi”.

Non manca infine un riferimento alla questione fuel. “Abbiamo sempre detto che avremmo superato maggio senza problemi. Però è chiaro che dietro Hormuz c’era anche un intento speculativo, per alzare i prezzi e per ridurre tratte, soprattutto interne, cosa che le compagnie hanno fatto. I 20 mila voli che Lufthansa taglia, rappresentano certo l’1% del network, ma sono figli di una politica aziendale che doveva trovare elementi per definirsi e Hormuz li ha forniti”.

E infine una previsione per l’estate: “I prezzi dei biglietti aerei torneranno a salire perché con l’estate la gente vorrà partire. Il carburante insomma sarà garantito nonostante i prezzi, questa è la sintesi”, ha chiuso sorridendo ancora.

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