Il commento del direttore
Remo Vangelista
L’immobiliare alberghiero in Italia non conosce crisi e mostra segnali positivi anche per il futuro. A tracciare un quadro quanto mai incoraggiante sulla situazione del comparto dell’hospitality sono stati Castello Sgr e Scenari Immobiliari, che nel corso dell’Hospitality Forum di Milano hanno presentato il Rapporto 2026 sul mercato immobiliare alberghiero.
“Partendo dal contributo economico dell’industria del turismo - ha esordito Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari - notiamo come quello dell’Italia sia maggiore della media globale, con il 10,5% del Pil nazionale rispetto al 10% del valore totale. Questo grazie all’incremento costante del volume dei flussi turistici nel nostro Paese e della spesa dei viaggiatori stranieri, che lo scorso anno è arrivata a 56,7 miliardi di euro”. In totale gli alberghi italiani risultano essere ora 33.370, per 1,1 milioni di camere stimate.
Dinamiche di forte espansione
La grande attrattività che la Penisola ha sui bacini di turisti internazionali si traduce in un maggiore appeal anche per gli investitori. “Anche nel 2025 - ha continuato Zirnstein - il mercato immobiliare alberghiero italiano ha mostrato dinamiche di forte espansione, raggiungendo volumi di investimento pari a 2,35 miliardi di euro, in crescita di 27 punti percentuali sull’anno precedente e tra i migliori risultati degli ultimi anni”.
Un trend oltremodo positivo, che sembra destinato a proseguire anche quest’anno. In base al rapporto, infatti, nel primo semestre 2026 le attività di investimento si stima possano aver raggiunto 1,25 miliardi di euro, a testimonianza della solidità del comparto e dell’interesse crescente degli investitori. “Il settore immobiliare alberghiero - ha aggiunto Zirnstein - ha ormai definitivamente superato la fase di recupero post-pandemico, entrando in un nuovo ciclo di sviluppo più maturo e strutturato”.
In questo quadro l’Italia, che è il Paese con il più alto numero di destinazioni luxury in Europa, si distingue per il suo orientamento alla qualità e alla valorizzazione degli asset, con un valore patrimoniale complessivamente superiore ai 173 miliardi di euro, in crescita del 7,2% su base annua. A guidare gli investimenti nel settore alberghiero italiano, infatti, è sempre il segmento luxury, che attira il 48% dei volumi ed è arrivato a contare in tutto il Paese 745 strutture alberghiere, con un’offerta destinata a crescere grazie a 167 ulteriori aperture previste entro il 2029.
Italia e mondo a confronto
La top ten dei gruppi alberghieri in Italia vede al primo posto TH Resorts con 32 hotel e più di 6500 camere, seguito da Gruppo UNA con 59 hotel ma 6.000 camere, mentre terzo gruppo è Starhotels con 34 hotel e oltre 4.500 camere. Il profondo divario rispetto alla situazione mondiale emerge in tuta la sua evidenza guardando la classifica globale, che vede al primo posto Marriott International con 9.131 hotel e un totale di 1.667.331 camere.
Secondo gruppo alberghiero più grande del mondo è il cinese Jin Jiang International, conosciuto anche come Jinjiang Hotels Group, con 14.322 strutture e 1.454.335 camere, seguito da Hilton, con 8.447 hotel e 1.268.200 camere.
“I primi gruppi italiani - ha spiegato Giampiero Schiavo, amministratore delegato e direttore generale di Castello Sgr - tutti insieme raggiungono circa un quarto delle camere gestite dal ventesimo operatore mondiale, l’americana Aimbridge Hospitality, con oltre 1.100 hotel in tutto il mondo. La realtà italiana è fatta di operatori troppo piccoli che non riescono a competere con quelli internazionali; serve un’economia di scala e la creazione di fattori strutturali che possano competere a livello globale”.
Anche l’offerta formativa dedicata all’hospitality rimane sottodimensionata rispetto alla rilevanza del settore e, soprattutto, è frammentata: “Una situazione che porta a un disallineamento tra formazione e competenze richieste” ha concluso Schiavo.