Il commento del direttore
Remo Vangelista
Un’idea nata più di vent’anni fa, eppure la catena Room Mate Hotels non sembra aver perso un briciolo di energia, così come il suo fondatore e ceo Kike Sarasola, che conosce a memoria tutte le 32 strutture a cui sono arrivati oggi (con 2 nuove aperture interessanti in pipeline in Italia).
Intercettato al telefono da TTG Italia, è reduce da una fastosa festa veneziana, durante la quale, in occasione della Biennale di Venezia, l’artista newyorkese Jordan Roth ha trasformato il piano nobile del Room Mate Palazzo dei Fiori in uno spazio sospeso tra teatro, moda e arte contemporanea (l’artista nella foto in basso).
La visione di rendere vivi gli hotel con eventi di questo tipo, dove gli ospiti si sentono parte del tessuto sociale della città, è parte del progetto originario di Room Mate Hotels e continua a entusiasmare Sarasola, che vede gli hotel gli come “case che accolgono i viaggiatori alla ricerca di comfort, calore e spirito sia umano che professionale”.
Come stanno andando le prenotazioni nelle strutture italiane?
Direi molto bene, l’Italia è il nostro Paese più forte al momento. A Venezia l’occupazione durante il primo semestre è cresciuta del 13% rispetto all’anno scorso e per l’estate continuiamo con questa tendenza positiva, avendo già il 6% in più di camere occupate rispetto alla stessa data del 2025. La previsione per i mesi di luglio e agosto è del 70%, contro il 63% che avevamo registrato un anno fa. Nel resto delle città italiane invece le previsioni di occupazione sono: a Roma il 92%; a Milano il 90% e a Firenze l’84%.
Conferma aspettative alte per l’estate dunque?
Sicuramente la situazione geopolitica andrà a favorire i Paesi del Mediterraneo, lo vediamo dalle prenotazioni. Anche il mercato americano per noi è attivo, non rinunciano al volo verso l’Europa.
Che cosa è rimasto uguale dello spirito originario dei Room Mate Hotels a distanza di due decenni?
Per noi il cliente è sempre al centro. E deve sentire che l’hotel è come quell’amico in città che ti consiglia le cose giuste da fare, i posti migliori dove andare. E non diciamo mai “no” come regola, proviamo sempre a soddisfarlo.
Come siete cambiati invece?
Ci siamo dovuti adattare a tutte le nuove tecnologie e metterle anche al servizio dei clienti. Però posso assicurare che una cosa non faremo mai: il check-in o check-out automatico. Vedere il volto il cliente è l’unico modo per capire i suoi desideri o la sua soddisfazione.
Quali sono le prospettive del gruppo da qui alla fine dell’anno?
La struttura di Ginevra è prossima all’apertura. Ne abbiamo due in cantiere nel Nord Italia, in città che ancora non posso svelare, e puntiamo a Berlino e Parigi. Da qui a Capodanno spero di dare quattro o cinque notizie interessanti.