Fuel, Iata rassicura:
“Nessun rischio
per il 2026”

Nessun rischio di carenza del carburante per il 2026. La rassicurazione è arrivata dal direttore generale della Iata, Willie Walsh, nel corso dell’Assemblea Generale dell’associazione, che si è tenuta nei giorni scorsi a Rio de Janeiro.

“Credo che la situazione sia stata risolta”, ha affermato. “Abbiamo visto le raffinerie di tutto il mondo aumentare la produzione di carburante per aerei per compensare la perdita di produzione in Medio Oriente, che ovviamente era un importante fornitore sia per l’Europa che per l’Asia. Quindi, non credo che ci siano compagnie aeree che debbano temere una carenza di forniture”.

Nessun rischio

Secondo la Iata, riporta travelweekly.com, il rischio di una crisi degli approvvigionamenti si è ridotto grazie a una combinazione di fattori, tra cui il rallentamento della domanda, l’incremento della capacità produttiva destinata al carburante per aerei da parte di alcune raffinerie e la riorganizzazione dei flussi commerciali globali.

Paesi come Stati Uniti, Nigeria e Spagna hanno, infatti, aumentato le esportazioni di jet fuel, contribuendo a compensare almeno in parte il calo delle forniture provenienti dal Medio Oriente (area che normalmente copre circa tre quarti delle importazioni europee di carburante per l’aviazione).

Le previsioni

Tuttavia, l’associazione che l’attuale equilibrio potrebbe essere temporaneo. Con l’avvio della stagione estiva e la riduzione delle scorte di benzina negli Stati Uniti, le raffinerie potrebbero tornare a privilegiare la produzione di carburanti per il trasporto su strada.

Sul fronte dei costi, la Iata prevede che le quotazioni del greggio resteranno superiori ai livelli precedenti al conflitto almeno fino alla fine dell’anno, anche in caso di riapertura dello Stretto di Hormuz entro la fine dell’estate. In uno scenario di stabilità solo parziale nell’area, i prezzi energetici potrebbero mantenersi elevati fino al 2028.

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